contrat d’agence

1. QUALI SONO I DIRITTI RICONOSCIUTI ALL’AGENTE NEL CONTRATTO DI AGENZIA?
LA PROVVIGIONE

La provvigione è la tipologia di retribuzione dell’agente di gran lunga dominante ed è rappresentata da una percentuale sul valore degli affari conclusi grazie alla sua attività in un determinato periodo. E’ tuttavia possibile che anche nel contratto di agenzia vengano concordati dei pagamenti in misura fissa.

Le tre ipotesi principali riguardano:

  1. Una componente fissa, di base, alla quale si aggiungono le provvigioni;
  2. Un acconto sulle provvigioni, che viene erogato come una retribuzione fissa, ma va poi sottratto o scomputato dal calcolo delle provvigioni effettivamente maturate;
  3. Un minimo fisso garantito, che verrà corrisposto anche laddove le provvigioni maturate non superino quell’importo.

Laddove, poi l’agente svolga anche altre attività connesse con la promozione della conclusione dei contratti, ma da questa nettamente distinte, all’agente spetterà un compenso il quale, però, non avrà natura provvigionale.

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2. COME E QUANDO MATURA IL DIRITTO ALLA PROVVIGGIONE?

L’agente ha diritto alla provvigione per gli affari in relazione ai quali “l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento” (art. 1748, 1° comma c.c.). A tale criterio di base si aggiungono due ulteriori ipotesi, una caratterizzata dall’elemento spaziale e l’altra da quello temporale.

  • L’art. 1748, 2° comma,.c.c.., prevede infatti che l’agente abbia diritto alla provvigione anche se l’affare è stato promosso direttamente dal preponente, purché il cliente rientri nella zona di sua competenza o anche da altri agenti, ma con clienti che aveva già contattato o che rientrano nella categoria di clienti di sua competenza.
  • L’art. 1748, 3° comma,.c.c.., prevede, invece, che l’agente abbia diritto alla provvigione anche se l’affare è stato concluso in un momento successivo rispetto alla cessazione del rapporto, purché l’operazione sia da ricondurre prevalentemente alla sua attività, ciò che si può ricavare laddove la proposta sia avvenuta prima dello scioglimento del contratto e la conclusione sia avvenuta in un termine ragionevole dopo la cessazione.
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3.IN QUALI CATEGORIE POSSIAMO CLASSIFICARE I CLIENTI DELL’AGENTE?

Sono tre le categorie.

  1. CLIENTI DIRETTI: in tale ambito rientrano i clienti direzionali, ovverosia clienti che, di solito, per la loro importanza o dimensione, il preponente ha interesse a coltivare personalmente: di norma sono indicati specificamente in un elenco allegato al contratto di agenzia.
  2. CLIENTI INDIRETTI: in tale categoria rientrano le provvigioni che derivano da ingerenza nella zona di esclusiva o captazione di clienti riservati all’agente attraverso l’intervento diretto o indiretto del preponente quali che siano le modalità di sottrazione così realizzata ed indipendentemente dalla tecnica negoziale prescelta o dal luogo in cui questa è stata posta in essere. In tal caso, il diritto alla provvigione diventa esigibile solo con l’esecuzione della prestazione.
  3. CLIENTI POSTUMI: il riferimento ai clienti postumi, fa riferimento ai contratti conclusi per via dell’intervento dell’agente e che derivino da ordini ricevuti prima della data di risoluzione oppure siano imputabili all’attività svolta dall’agente prima della risoluzione del contratto e vengano conclusi entro un termine ragionevole dalla data di risoluzione.
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4.CHE CALCOLO BISOGNA EFFETTUARE PER DETERMINARE L’IMPORTO DELLA PROVVIGIONE?

Si è detto che l’importo della provvigione è determinato in una percentuale del valore dell’affare concluso. Dunque, l’agente per poter conoscere i propri diritti deve essere informato; 1) sulla accettazione o meno dell’affare da parte del preponente e ii) in caso di accettazione, sul valore economico dell’affare.

L’importanza di tali informazioni è evidente e, non a caso, il codice civile, pone in capo al preponente degli obblighi specifici e dettagliati. In particolare:

  • Ai sensi dell’art. 1749, 1° comma, terzo periodo c.c., il preponente deve comunicare all’agente, in un termine ragionevole, l’accettazione, il rifiuto o la mancata esecuzione dell’affare.;
  • Ai sensi dell’art. 1749, 2° comma, c.c. il preponente deve – entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre nel corso del quale sono maturate le provvigioni – consegnare all’agente un estratto conto delle provvigioni dovute, dal quale risultino gli elementi essenziali in base ai quali è stato effettuato il calcolo delle provvigioni;
  • Ai sensi dell’art. 1749, 3° comma, c.c., il preponente deve – su richiesta dell’agente – fornirgli un estratto conto dei libri contabili e ogni altra informazione necessaria per verificare l’importo delle provvigioni.

E’ opportuno sottolineare come le spese di agenzia, ossia tutti i costi in cui incorre l’agente, dalle spese di viaggio, di vitto e di alloggio, ai costi fissi per connessione internet, cellulare o telefono fisso, restano in capo all’agente e il preponente non è tenuto a rimborsarle.

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5.L’AGENTE HA LA RAPPRESENTANZA DEL PREPONENTE?

L’agente di commercio, di norma, non ha la rappresentanza del preponente, la quale, tuttavia, ben può essergli concessa (art 1752 c.c.)
L’agente dovrà informare immediatamente il preponente di tutte le dichiarazioni e i reclami ricevuti dal cliente. Allo stesso modo dovrà aggiornare e consultare il preponente in merito ai reclami presentati e, soprattutto ai procedimenti cautelari avviati.
Distinguiamo tra la rappresentanza passiva e rappresentanza attiva.

RAPPRESENTANZA PASSIVA: E’ quella prevista dall’art. 1745, 1° comma, c.c., limitata alla fase stragiudiziale e riguarda dichiarazioni e reclami relativi a contratti conclusi per il tramite dell’agente. Vengono quindi ricondotti a tale ambito anche i contratti conclusi direttamente dal preponente nella zona di esclusiva dell’agente.

RAPPRESENTANZA ATTIVA: la rappresentanza attiva in capo all’agente prevista dall’art. 1745, 2° comma, c.c., riguarda tanto l’ambito giudiziale che quello stragiudiziale. Nel primo caso l’agente può proporre reclami necessari per la conservazione dei diritti in capo al preponente; nel secondo caso può introdurre procedimenti cautelari. In entrambe le ipotesi l’ambito di applicazione è limitato ai contratti conclusi per il tramite dell’agente.

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6.E’ POSSIBILE CONFERIRE ALL’AGENTE UNA RAPPRESENTANZA PIENA PER LA CONCLUSIONE DEI CONTRATTI?

La risposta è affermativa; in tal caso si parlerà nella prassi e negli AEC di rappresentante di commercio di rappresentante di commercio. In altre parole, il rappresentante di commercio non si limita a promuovere la conclusione di contratti, ma provvede lui direttamente a stipularli (naturalmente qualora si presentino come convenienti) in nome e per conto del preponente.
In tal caso, non si configurerà una nuova tipologia contrattuale, ma si rientrerà sempre nell’ambito del contratto di agenzia (art. 1752 c.c.).

Generalmente il potere di rappresentanza dovrà essere conferito con la stessa forma richiesta per il contratto da concludere. Ad esempio, nel contratto di compravendita di merci, dunque, avrà forma libera. Gli AEC prevedono, invece, che venga conferita in forma scritta. Nella prassi, comunque, il potere di rappresentanza viene conferito con una stessa clausola inserita nel contratto di agenzia.

Si ritiene, tuttavia, che la rappresentanza possa desumersi anche da un comportamento concludente del preponente, consistente nella regolare e costante esecuzione di tutti i contratti conclusi dall’agente.
Essenziale è che l’agente spenda il nome del preponente; oltre al potere di concludere i contratti può essere convenzionalmente previsto anche il potere di scioglierli o modificarli.

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7.ALL’AGENTE PUÒ ESSERE ATTRIBUITA LA FACOLTÀ DI RISCOSSIONE DEI CREDITI DEL PREPONENTE?

Si deve rispondere affermativamente a tale questione. Infatti, all’agente può essere concessa la facoltà di riscuotere i crediti del preponente, ai sensi dell’art. 1744, c.c.. In assenza di una espressa previsione negoziale, tale facoltà deve essere esclusa.

Naturalmente, sia che abbia ricevuto uno specifico incarico, sia che abbia riscosso delle somme di propria iniziativa e senza rappresentanza, l’agente è obbligato a trasferire senza indugio il denaro al preponente. E’ ammessa la possibilità per l’agente di trattenere le somme ricevute esclusivamente nel caso in cui ricorrano i presupposti per una compensazione legale con un proprio credito vantato.

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8.COSA SI INTENDE PER “SALVO APPROVAZIONE DELLA CASA”?

E’ prassi consolidata che nelle proposte sottoscritte dai clienti o nei contratti da questi sottoscritti venga inserita una clausola “salvo approvazione della casa”.

Nei casi di agente senza rappresentanza, si ritiene generalmente che tale clausola sia pleonastica, in quanto è chiaro che la proposta formulata dal cliente è rimessa all’accettazione del preponente. E’ stato sottolineato come tale clausola acquista un particolare significato non nei rapporti tra cliente e preponente ma tra quest’ultimo e l’agente: in quest’ottica, la clausola attribuisce al preponente la massima libertà riguardo alla scelta se accettare o meno la proposta, senza dover rendere conto all’agente della decisione che prenderà.

Diverso è lo scenario in caso di agente con rappresentanza. In giurisprudenza, la presenza della clausola viene spesso sottolineata per evidenziare l’assenza di potere di rappresentanza di un agente e la conseguente invalidità o inefficacia del contratto da questi concluso.

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9.MA CHE RESPONSABILITA’ PUO’ ESSERE IMPUTATA AL PREPONENTE PER FATTO ILLECITO DELL’AGENTE?

Il preponente, anche in caso di assenza di rappresentanza in capo all’agente, risponde dei contratti conclusi da questi, laddove sussistano i presupposti dell’affidamento incolpevole e dell’apparenza del diritto.

La Corte di Cassazione ha chiarito che la responsabilità del preponente ex 2049 c.c. sorge per il solo fatto dell’inserimento dell’agente nell’impresa, senza che assumano rilievo né la continuità dell’incarico affidatogli, né l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato: basta che il comportamento illecito del preposto sia stato agevolato o reso possibile dalle incombenze lui demandate dal preponente e che l’agente abbia svolto la sua attività sotto il controllo del primo.

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