CONTRAT D'AGENCE

1. CHE COSA SI INTENDE PER CONTRATTO D’AGENZIA SECONDO LA LEGGE ITALIANA

Il Contratto di Agenzia è disciplinato agli articoli 1742-1753 del codice civile. Il Codice Civile dà la definizione del rapporto di agenzia (il contratto mediante il quale “una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata”).

La disciplina codicistica è stata profondamente influenzata dalla normativa europea e, in particolare, dalla Direttiva 86/653, recante disposizioni di “coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti”, che si è resa necessaria per esigenze di coordinamento e di uniformazione delle singole discipline nazionali. Le differenze tra ordinamenti influenzavano sensibilmente le condizioni di concorrenza e l’esercizio della professione, pregiudicando i livelli di protezione dell’agente nei rapporti col preponente, col contestuale rischio di compromettere la sicurezza delle stesse operazioni commerciali. Risultavano difficoltose anche le operazioni di stesura dei contratti di rappresentanza commerciale tra agenti e preponenti appartenenti a Paesi differenti, oltre che naturalmente il loro funzionamento.

La Direttiva 86/653 (la “Direttiva”) definisce “agente commerciale” il soggetto che, in qualità di intermediario indipendente, è incaricato in maniera permanente di trattare per conto di un’altra persona (il “preponente”) la vendita o l’acquisto di merci, o di trattare e concludere queste operazioni in nome e per conto del preponente.

Ma il quadro delle fonti va completato con le previsioni degli accordi economici collettivi (AEC) e, precisamente gli accordi del 20.6.56 relativo agli “agenti di imprese industriali” e del 13.10.58 relativo agli agenti di aziende commerciali, che hanno efficacia erga omnes in quanto sono stati recepiti rispettivamente dal DPR 16.01.61 n. 145 e dal DPR 26.12.60 n. 1842.

Si tratta quindi di un CONTRATTO TIPICO (perché disciplinato specificamente dalla legge), a prestazioni corrispettive, consensuale e ad effetti obbligatori.

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2. CHE FORMA DEVE AVERE IL CONTRATTO DI AGENZIA?

Il contratto d’agenzia è un contratto consensuale a forma libera, sebbene il comma secondo dell’art. 1742 disponga espressamente che esso debba essere provato per iscritto.

L’art. 1742, co. 2, c.c., modificato dal d. lgs. 10.9.1991, n. 303 in attuazione della Direttiva CEE n. 86/653, prevede che il contratto di agenzia sia provato per iscritto, disponendo che ciascuna parte ha il diritto di ottenere dall’altra una copia del contratto dalla stessa sottoscritto.

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3. CHE OGGETTO HA, QUINDI, IL CONTRATTO DI AGENZIA?

L’oggetto dell’incarico affidato all’agente con il contratto di agenzia è l’attività di “promozione diretta” di contratti nell’interesse del preponente.

Si tratta quindi di attività di promozione di contratti in una determinata zona, nella quale l’agente gode per legge del diritto di esclusiva (art. 1743 c.c.).

L’agente, quindi, non ha il compito di concludere i contratti, ma solo di indurre la potenziale clientela a stipulare un contratto, favorendo il contatto tra cliente e preponente.

Questa attività implica il riconoscimento di diritti ed obblighi in capo ad entrambe le parti che, nella pratica, si sostanziano in incombenze di contenuto vario e non predeterminato. Nel codice civile italiano, premessa l’applicabilità in ogni caso delle clausole generali contenute agli artt. 1175, 1337 e 1375 c.c., si rinvengono richiami alla buona fede sia per quel che concerne l’attività dell’agente (art. 1746 c.c.), sia per i doveri del preponente (art. 1749 c.c.).

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4. MA NELLO SPECIFICO, QUALI SONO GLI OBBLIGHI DELL’AGENTE?

Come sancisce l’art. 1746 c.c., “l’agente nell’esecuzione dell’incarico deve tutelare gli interessi del preponente e agire con lealtà e buona fede In particolare, deve adempiere l’incarico affidatogli in conformità delle istruzioni ricevute e fornire al preponente le informazioni riguardanti le condizioni del mercato nella zona assegnatagli, e ogni altra informazione utile per valutare la convenienza dei singoli affari”. La norma precisa che ogni singolo patto mirante ad eludere i doveri dell’agente è nullo. L’ossequio ai doveri di lealtà e buona fede va valutato caso per caso e con specifico riguardo alla natura dell’attività esercitata, ma certamente non prescinde dal dovere dell’agente di astenersi da qualunque attività che possa nuocere al preponente.

Inoltre, anche secondo il dettato europeo (Art. 4 della Direttiva), l’agente deve tutelare gli interessi del preponente e agire con lealtà e buona fede: egli deve adoperarsi adeguatamente per trattare e concludere gli affari ai quali è incaricato, deve riportare al preponente tutte le informazioni necessarie di cui dispone, deve attenersi alle istruzioni (purché ragionevoli) impartite dal preponente.

VEDIAMO IN CONCRETO I SINGOLI OBBLIGHI DELL’AGENTE

  • TUTELARE GLI INTERESSI DEL PREPONENTE. AGIRE CON LEALTA’ E BUONA FEDE.

Tale previsione la ritroviamo sia nell’art 1746 del codice civile italiano che nell’art. 3 della Direttiva. Tali principi, sono presenti nella disciplina generale del contratto e la loro precisazione consente di calarli nel contesto specifico del contratto in esame. Così l’obbligo di tutelare gli interessi del preponente costituisce un’espressione del generale dovere di cooperazione e collaborazione ma dà, in particolare, la misura e la finalità della condotta che l’agente deve tenere.

L’agire con lealtà si sostanzia in un non “facere”, ovvero nel non porre in essere comportamenti in contrasto con il perseguimento del fine del contratto.

  • CONFORMARSI E ADEGUARSI ALLE ISTRUZIONI DEL PREPONENTE.

Ai doveri generali, esposti all’art 1746 c.c. fa seguito un elenco di doveri più specifici che ne rappresentano una precisazione ed una esemplificazione, da ritenersi, tuttavia non esaustiva. Il primo, appunto, consiste nell’agire in conformità con le istruzioni impartite dal preponente.

Le istruzioni fornite possono avere carattere generale e sistematico oppure speciale e contingente; ciò dipenderà dall’oggetto del contratto.

  • INFORMARE IL PREPONENTE

L’obbligo di informazione viene disciplinato dall’art. 1746 c.c. Tale norma impone all’agente di fornire al preponente informazioni sulle condizioni di mercato nella zona assegnata, nonché ogni altra informazione utile per valutare la convenienza dei singoli affari. Nello specifico tale articolo dispone che l’agente deve:

«fornire al preponente le informazioni riguardanti le condizioni del mercato nella zona assegnatagli, e ogni altra informazione utile per valutare la convenienza dei singoli affari».

Come si può evincere, le informazioni richieste all’agente possono essere di due tipi::

  • informazioni riguardanti le condizioni di mercato;
  • informazioni necessarie alla valutazione della convenienza dell’affare.

L’agente, pertanto, svolge un doppio ruolo nel rapporto contrattuale. Da un lato deve sondare l’andamento della zona e clientela affidatagli, con il fine di tenere aggiornato il preponente su quanto effettivamente accada in tale ambito. Dall’altro lato, svolge il delicato compito di vagliare la convenienza dei singoli affari e la solvibilità dei clienti a cui vengono trasmessi gli ordini.

  • CLAUSOLA DELLO STAR DEL CREDERE

La cosiddetta clausola dello “star del credere “consiste nell’obbligo, che si assume una parte (l’agente) di rispondere nei confronti dell’altra parte per l’inadempimento del terzo entro i limiti pattuiti; obbligo a fronte del quale spetta all’agente medesimo un compenso specifico o una maggiore provvigione.

In tema di agenzia, l’utilizzabilità di tale clausola è di fatto venuta meno a seguito della riforma della Legge 21 dicembre 1999, n. 256, con la quale è stato modificato l’art. 1746 c.c.. Si ricorda che con la riforma, è stato inserito un terzo comma nell’art. 1746 c.c.. Detto comma ha introdotto un esplicito divieto di inserire nei contratti di agenzia una clausola che “ponga a carico dell’agente una responsabilità, anche solo parziale, per l’inadempimento del terzo “. Ad ogni modo, la norma prevede espressamente la facoltà delle parti di derogare a tale divieto, ma solamente “per singoli affari, di particolare natura ed importo, individualmente determinati “.

La garanzia in tali casi, però, incontrerà il limite quantitativo imposto dallo stesso comma 3 dell’art. 1746 c.c., non potendo essere superiore alla provvigione che l’agente avrebbe diritto a percepire in relazione al medesimo affare.

In ambito Europeo, si rileva che, la Direttiva ha trascurato di disciplinare tale istituto, che veniva (e viene tutt’oggi) disciplinato diversamente dai singoli stati membri.

La Corte di Cassazione, che si è recentemente pronunciata sull’argomento ha affermato che: “in mancanza di una esplicita pattuizione del compenso ed in assenza di prova di una volontà delle parti in tal senso, nessun compenso aggiuntivo è dovuto all’agente per la statuizione dello star del credere.”

A seguito di tale intervento normativo, (dopo il 1999) l’utilizzabilità dello star del credere risulta di fatto molto meno rilevante nel sistema italiano. Le parti possono, infatti, pattuirlo solamente caso per caso e, inoltre, la garanzia dell’agente deve essere limitata ad un importo pari e non superiore alla sua provvigione.

  • ESTENSIONE DEGLI OBBLIGHI DEL CONCESSIONARIO

Il secondo comma dell’art- 1746 cc. Estende all’agente gli obblighi del commissionario. Per effetto di tale estensione, trovano applicazione all’agente gli obblighi gravanti sul mandatario.

  • IMPEDIMENTO DELL’AGENTE

Il catalogo degli obblighi dell’agente si conclude con l’art. 1747 c.c. ai sensi del quale “L’agente che non è in grado di eseguire l’incarico affidatogli deve dare immediato avviso al preponente”. Si aggiunge che l’agente, in mancanza, è obbligato al risarcimento del danno.

La disposizione in esame, seppure riguardi sempre un obbligo di informazione. Si discosta da quelli previsti dall’art. 1746 c.c. poiché non attiene al merito dell’attività di promozione della conclusione di contratti, bensì alla sua organizzazione.  Se, dunque, il dovere in esame rappresenta una, ennesima, espressione del più generale dovere di buona fede e correttezza, dall’altro, regola delle fattispecie e pone delle questioni ben precise, che spiegano il carattere specifico e giustificano la presenza di una norma apposita.

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