Termini di pagamento per attività in Francia

Il quadro normativo dei termini di pagamento per attività in Francia

Le regole generali

  • Termine massimo concordato tra le parti per il pagamento delle somme dovute: 60 giorni netti dalla data di emissione della fattura o in deroga 45 giorni fine mese, purché tale periodo derogatorio sia scritto nel contratto e non costituisca abuso manifesto del creditore.
  • Termine per il pagamento delle fatture periodiche: 45 giorni massimo dalla data di emissione della fattura (CGI, art. 289).
  • Termine non concordato tra le parti: applicazione di un termine aggiuntivo di 30 giorni dal ricevimento dei beni o della prestazione del servizio richiesto.
  • Inosservanza del presente regolamento da parte di professionisti: sanzione amministrativa di importo massimo 75.000 euro per persona fisica e 2.000.000 euro per persona giuridica con pubblicazione della sanzione.
  • Cumulo di eventuali sanzioni in caso di violazioni multiple (legge n° 2016-1691 del 9 dicembre 2016).
  • Obbligo per le società il cui bilancio annuale è certificato da un revisore legale di comunicare informazioni sui termini di pagamento dei propri fornitori e dei propri clienti a seguito dei termini definiti dal decreto 2015-1553 del 27 novembre 2015 (applicabile ai conti relativi a esercizi che iniziano il 1° luglio 2016).

I casi particolari

  • Possibilità per i professionisti del settore di concordare: una riduzione del periodo massimo di 45 giorni fine mese o 60 giorni in un tempo più breve + conservare la data di ricevimento della merce o di esecuzione della prestazione del servizio come punto di inizio di questo periodo, se è precedente o concomitante con la data di emissione della fattura.
  • Trasporto di merci su strada, noleggio di veicoli: termini di pagamento concordati di 30 giorni massimo dalla data di emissione della fattura.
  • Termini di pagamento rigidamente regolamentati per i prodotti alimentari deperibili.

I settori beneficiari di periodi eccezionali

  • 5 accordi derogatori approvati con decreto per un periodo di tre anni (decreto n.2015-1484 del 16 novembre 2015 + C. com., art. L. 441-6-1):
  • Settori delle attrezzature agricole, del commercio di articoli sportivi, del settore della pelle, dell’orologeria e della gioielleria- oro e gioielli e giocattoli.
  • Limite previsto per il periodo di pagamento concordato tra le parti.
  • Possibilità per le aziende di esportare al di fuori dell’Unione Europea in termini di beni rivenduti in condizione di concordare le scadenze derogatorie per i propri acquisti effettuati in Francia e soggetti a rivendita (Legge n. 2016-1691 del 9 dicembre 2016):
  • Il ritardo non potrà superare i 90 giorni dalla data di emissione della fattura, dovrà essere espressamente stipulato contrattualmente e non dovrà costituire un abuso manifesto del creditore.
  • Esenzioni non applicabili alle grandi società esportatrici.

I tempi di pagamento per le imprese pubbliche

Enti pubblici locali non interessati (Codice della Sanità Pubblica, art. R. 2192-11).

  • Agenti della DGCCRF competenti a controllare e sanzionare le imprese pubbliche che non rispettano il periodo massimo di pagamento (decreto n° 2013-269 del 29 marzo 2013, art. 1e e legge n° 2015-990 del 6 agosto 2015): 60 giorni dal ricevimento della richiesta di pagamento da parte dell’ente pubblico o della data di esecuzione dei servizi, se successiva.
  • Massima sanzione inflitta: 2 milioni di euro.
  • Regolamentazione applicabile a qualsiasi attività commerciale:

Risponde alla definizione di impresa pubblica: qualsiasi ente che svolga attività di produzione o commercializzazione di beni o servizi di mercato e sui quali uno o più persone pubbliche esercitano, direttamente o indirettamente, un’influenza dominante a causa della proprietà, partecipazione finanziaria o le regole che la disciplinano.

Sia una amministrazione aggiudicatrice: persone giuridiche di diritto pubblico e persone giuridiche di diritto privato che sono stati creati per soddisfare specificamente esigenze di interesse generale, ossia di carattere industriale o commerciale e che sono controllate da un’amministrazione aggiudicatrice.

Cassazione: La designazione degli eredi beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita

Assicurazione sulla Vita

La designazione degli eredi beneficiari secondo la Cassazione

La sentenza Cassazione Sezioni Unite 30 aprile 2021, n. 11421, affronta la questione relativa all’interpretazione della clausola contenuta in un’assicurazione sulla vita con la quale si preveda la ripartizione dell’indennizzo in favore degli eredi legittimi o testamentari, indicati quindi come beneficiari.

Designazione generica e specifica dei beneficiari

Secondo la Cassazione, la designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in una delle forme previste dall’art. 1920 c.c., comporta l’acquisto di un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione da parte di coloro che, al momento della morte dello stipulante, rivestano tale qualità in forza del titolo della astratta delazione indicata all’assicuratore per individuare i creditori della prestazione.

Come avviene la designazione

La designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in difetto di una inequivoca volontà del contraente in senso diverso, non comporta la ripartizione dell’indennizzo tra gli aventi diritto secondo le proporzioni della successione ereditaria, spettando a ciascuno dei creditori, in forza della eadem causa obligandi, una quota uguale dell’indennizzo assicurativo, il cui pagamento ciascuno potrà esigere dall’assicuratore nella rispettiva misura.

Allorché uno dei beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita premuore al contraente, la prestazione, se il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente, deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest’ultimo.

COVID-19: Riduzione del canone di locazione per attività commerciali

COVID-19: sentenza del Tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano, con la sentenza 18 maggio 2021, n. 4355, si è pronunciato in tema di ritardo nel pagamento del canone durante il periodo di pandemia con riferimento alle attività commerciali.

  1. La sentenza nello specifico, si pronuncia su una controversia, attinente al ritardato pagamento da parte della conduttrice a favore della parte locatrice del canone di locazione relativo al II trimestre 2020 (aprile-giugno 2020) maturato in relazione al contratto di locazione ad uso commerciale stipulato ad oggetto un immobile ubicato in Milano nel quale viene svolta l’attività di bar e somministrazione di cibi e bevande.
  2. Il 4 agosto 2020 il locatore notificava alla conduttrice atto di intimazione di sfratto per morosità allegando l’intervenuta risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c. in combinato disposto con l’art. 5 del contratto già a far data dal 25 maggio 2020 in relazione al tardivo pagamento del II trimestre 2020 (saldato solamente in data 3 giugno 2020) o, comunque, in relazione al mancato pagamento del III trimestre 2020.

Dettaglio del pronunciamento

Il Tribunale, che si pronuncia in merito, asserisce che occorre muovere ogni valutazione dei fatti, e cioè che la risoluzione di diritto del contratto conseguente all’applicazione di una clausola risolutiva espressa postula non soltanto la sussistenza, ma anche l’imputabilità dell’inadempimento, quindi, difettando il requisito della colpevolezza dell’inadempimento, la risoluzione non si verifica né, di conseguenza, può in alcun modo essere legittimamente pronunciata.

Pertanto, ai fini della risoluzione del contratto per inadempimento, in presenza di clausola risolutiva espressa, pur se la colpa del contraente inadempiente si presume, ai sensi dell’art. 1218 c.c., il giudice non è tenuto solo a constatare che l’evento previsto dalla detta clausola si sia verificato, ma deve verificare, con riferimento al principio della buona fede, il comportamento posto in essere dall’obbligato, potendo la risoluzione essere dichiarata solo ove sussista (almeno) la colpa di quest’ultimo.

Conseguenze del pronunciamento

Ne consegue come, nella fattispecie, nonostante il canone di locazione relativo al II trimestre 2020 sia stato pagato con un ritardo di due mesi rispetto alla data di scadenza prevista nel contratto, la conduttrice ha, tuttavia, dato dimostrazione che il ritardo nell’adempimento non possa dirsi riconducibile ad una propria condotta colposa.

In aggiunta, il riconoscimento del diritto del conduttore ad una riduzione del canone, proporzionata alla sopravvenuta diminuzione del godimento, costituisce specifica applicazione di un principio generale che presiede la disciplina delle locazioni, quello “della sinallagmaticità fra godimento e corrispettivo”, per cui ove quel godimento non è attuabile secondo le previsioni contrattuali il conduttore è abilitato a pretendere una riduzione del relativo corrispettivo e financo legittimato alla risoluzione del rapporto, quando quella diminuzione è tale da comportare il venir meno dello stesso interesse del conduttore alla persistenza della locazione” (Cass. n. 3590/1992). Nel caso in esame è indubbio che, per effetto delle disposizioni emergenziali, la prestazione del locatore di assicurare il godimento dell’immobile per la destinazione contrattuale non è stata adempiuta nella sua interezza, essendo stato precluso, per una parte del periodo in questione (1 aprile -17 maggio 2020), lo svolgimento dell’attività professionale per il quale esso era stato locato e quindi l’uso pattuito. Parimenti indubbio è che ciò non è imputabile al locatore.

Considerazioni sulla sentenza

  • Bisogna ricordare come disciplina generale in tema di parziale inadempimento nei contratti a prestazioni corrispettive consente la riduzione del prezzo solo ove l’impossibilità parziale sia definitiva. Ne deriverebbe che tale norma non sia applicabile analogicamente all’inadempimento durante il periodo di lock-down da Covid, in quanto, questo si presenta di durata “limitata” e non definitiva.
  • E’ opportuno, però, considerare altresì come il Decreto Rilancio (art. 216, comma 3, L. n. 77/2020), disponga che la sospensione delle attività sportive dà diritto al conduttore di impianti sportivi ad una riduzione del canone locatizio che, salva la prova di un diverso ammontare a cura della parte interessata, si presume pari al cinquanta per cento del canone contrattualmente stabilito.
  • Una interpretazione costituzionalmente orientata della predetta disposizione ne consente l’applicazione analogica ai rapporti di locazione aventi ad oggetto immobili destinati allo svolgimento della generalità delle attività commerciali, industriali e professionali sospese a causa della pandemia, apparendo essa altrimenti irragionevole sotto il profilo della disparità di trattamento di situazioni uguali o analoghe.
  • Pertanto, per concludere, sarà consigliabile per le parti di un contratto di locazione di immobile destinato ad attività commerciale, in caso di ritardo o pagamento parziale del canone, valutare e contemperare in concreto i propri interessi, al fine di addivenire, in caso di controversia, ad una soluzione bonaria che soddisfi entrambi gli interessi in gioco.

L’avv. Membretti assiste Zaka Inv. nell’aquisizione di un complesso alberghiero a Roma

]Il co-founder dello studio legale MMSLEX, Luca Membretti , l’avvocato Franco Pietro Battaglia (nella foto a destra) partner di BC& e la senior associate Adele Carlomagno hanno assistito Zaka Inv. nell’investimento in Brach Rome;seguendo la società francese in tutti gli aspetti legali, fiscali e societari relativi alla strutturazione e regolamentazione del processo di acquisizione. 

Brach Rome, che a sua volta detiene la società Luisa di Savoia, svilupperà nel centro di Roma un complesso alberghiero progettato da Philippe Starck, architetto di fama mondiale.

MMSLEX e BC& hanno collaborato attivamente anche con Veronique Lacarelle e Camille Mondoloni (rispettivamente partner e of counsel dello studio legale francese Balthazar Associés), le quali si sono occupate degli aspetti cross-border franco-italiani.

Zaka Investments, già presente in Francia e Spagna, ha inoltre eseguito l’operazione attraverso il veicolo Akaz, co-investendo nel progetto insieme alle società di gestione Inter Invest Capital (che ha agito in nome e per conto dei fondi francesi “FCPR Inter Immo” e “FPCI Capital Immo”) e Eternam (che ha agito in nome e per conto del fondo francese “FPCI Alcyon”)

Già presente in quello francese e spagnolo, questa operazione permette a Zaka Investments di accedere anche al mercato italiano dell’hotellerie, con il supporto dei suoi soci di minoranza.

Francia: Covid e locazioni commerciali

Il Locatore può ottenere, in un procedimento sommario, la condanna del Conduttore a pagare i canoni di locazione dovuti in relazione al secondo trimestre 2020, periodo durante il quale numerosi negozi erano chiusi o esercitavano un’attività particolarmente ridotta a causa dell’isolamento?

Si tratta di una domanda che è stata sottoposta al Giudice dei procedimenti sommari di Parigi (il “Giudice”), a cui quest’ultimo ha fornito una risposta negativa.

Il caso di specie: il proprietario di un locale, utilizzato come palestra, adiva il Giudice con lo scopo di ottenere il pagamento dei canoni di locazione relativi al secondo trimestre 2020.

Qui di seguito saranno brevemente illustrati i motivi del rigetto della domanda del Locatore da parte del Giudice.

Innanzitutto, Egli non ha accolto una serie di argomenti invocati dal Conduttore a sostegno di una sospensione o di una eliminazione della sua obbligazione di pagare i canoni di locazione.

Il Giudice ha infatti rilevato che, se l’ordinanza 2020-36 del 25 marzo 2020 relativa alla proroga dei termini scaduti durante il periodo di urgenza sanitaria e all’adattamento delle procedure durante tale periodo vieta l’esercizio da parte del creditore di un certo numero di misure di esecuzione forzata per recuperare i canoni di locazione scaduti tra il 12 marzo e il 23 giugno 2020, questo testo non ha l’effetto di sospendere il pagamento dei canoni dovuti dal Conduttore commerciale alle condizioni previste dal contratto.

Trattandosi di un’obbligazione di pagare delle somme di denaro, la forza maggiore e la teoria dei rischi non possono essere validamente invocate.

Tuttavia, è l’esigenza di buona fede nell’esecuzione dei contratti a rendere tale richiesta inammissibile all’interno di un procedimento sommario.

Il Giudice ha ricordato che i contratti devono essere eseguiti secondo buona fede, pertanto le parti sono tenute, in caso di circostanze eccezionali, a verificare se queste ultime rendano necessaria una modifica rispetto alle modalità di esecuzione delle loro rispettive prestazioni.

L’eccezione di inadempimento, invocata dal Conduttore, deve essere quindi valutata alla luce dell’obbligo per le parti di negoziare secondo buona fede le modalità di esecuzione del loro contratto in presenza di particolari circostanze.

Con riferimento al caso di specie, il Giudice ha valutato che il settore di attività del Conduttore è stato gravemente colpito a livello economico dall’isolamento deciso dai pubblici poteri e ha quindi stabilito che la richiesta di pagamento è seriamente discutibile e ha così rigettato la domanda presentata dal Locatore nel procedimento sommario.

Francia: Covid e contratti

La crisi sanitaria che sta attraversando tutto il Mondo modifica le condizioni di esecuzione dei contratti e pone la teoria dell’imprevisto (c.d. théorie de l’imprévision), disciplinata dall’articolo 1195 del Codice civile francese, al centro della scena.

Infatti, l’epidemia di Covid-19 ha messo a dura prova l’opinione di chi sosteneva, senza alcuna esitazione, la natura derogabile dell’articolo 1195. Essa fondava le proprie radici sull’affermazione esplicita, da parte dei redattori della relazione sulla riforma francese dei contratti, di tale natura; fu così che, in seguito, le clausole volte a escludere l’applicazione dell’articolo 1195 sono divenute sempre più frequenti.

Fin dalla sua apparizione, la pandemia di Covid-19 è stata percepita come un avvenimento in grado di mettere a rischio l’equilibrio originario dei contratti in corso di esecuzione. Pertanto, ben presto, ci si è interrogati sull’ostacolo che, una clausola diretta a eliminare l’attuazione dell’articolo 1195, avrebbe potuto costituire in merito alla possibilità di evitare un’esecuzione suscettibile di diventare eccessivamente onerosa.

Per questo motivo, riteniamo che, la soluzione sia riconoscere all’articolo 1195 del Codice civile francese, un carattere ragionevolmente imperativo. Ciò consiste nell’accettare che il presente articolo sia di ordine pubblico solo nella misura in cui esso concede un diritto alla rinegoziazione a favore del contraente esposto, al verificarsi dell’evento imprevisto, a dover assumere una esecuzione eccessivamente onerosa.

Inoltre, vi sono diverse circostanze che portano ad affermare la non derogabilità dell’articolo 1195:

  esso non contiene l’eventualità di una clausola contraria (criterio ontologico del carattere derogabile);

– in caso di esecuzione divenuta eccessivamente onerosa per una parte, esso permette a quest’ultima di accettare di assumersene il rischio (assumersi etimologicamente significa farsi carico, non semplicemente rinunciare a un diritto e quindi, implica una prestazione determinata o determinabile);

Infine, affermare che l’articolo 1195 ha natura derogabile, sarebbe contrario alle finalità stesse della riforma francese del diritto dei contratti, che lo ha inserito all’interno del Codice civile. La relazione presentata al Presidente della Repubblica sulla riforma sancisce chiaramente che l’obiettivo dell’introduzione di tale testo consiste nella lotta contro i maggiori squilibri contrattuali che sopravvengono in corso di esecuzione, conformemente all’obiettivo di giustizia contrattuale perseguito dall’ordinanza stessa. E’ infatti, in questo modo, che l’ordinanza tende ad instaurare un diritto dei contratti più giusto e in grado di proteggere e preservare gli interessi della parte più debole. Di conseguenza, permettere a questa parte di rinunciare a priori alla nuova facoltà offertagli dall’articolo 1195 vorrebbe dire rinunciare all’efficacia della protezione che gli è stata concessa.

Covid-19: esonero dalla responsabilità per mancato pagamento del canone di locazione commerciale in Francia

Francia ed emergenza Covid-19

Esonero del conduttore, nel periodo di crisi sanitaria, dalla responsabilità per il mancato pagamento del canone di locazione commerciale.

Il nuovo quadro regolamentare transalpino.

Un’ordinanza francese, entrata in vigore il 2 aprile 2020, inquadra il regime derogatorio alle sanzioni previste per le società che risultino inadempienti del loro obbligo di pagare il canone di locazione degli immobili commerciali occupati nel periodo di vigenza dello stato di emergenza sanitaria legato all’epidemia da Covid-19. Tuttavia, il predetto regime derogatorio non riguarda tutte le società e risulta inoltre essere limitato da determinati criteri temporali.

Quali sono le Società interessate dalle misure in questione?

Stante le recenti previsioni normative francesi, potranno richiedere l’applicazione del nuovo regime di agevolazione le persone fisiche o giuridiche private che esercitino una attività economica suscettibile di beneficiare del fondo di solidarietà ad hoc istituito per far fronte alle conseguenze finanziarie dell’epidemia di Covid-19 in Francia (Ordonnance 2020-316 del 25 marzo 2020, art.1).

Il fondo in questione riguarda, essenzialmente, i commercianti, gli artigiani, i liberi professionisti ed altri attori economici, qualunque sia il loro status giuridico (società, imprenditore individuale, associazione…) ed il loro regime fiscale di appartenenza (ivi compresi i mini-imprenditori). Essi dovranno, al fine di beneficiare delle misure previste, provare di possedere:

  • -il loro domicilio fiscale in Francia;
  • – un organico inferiore o uguale ai 10 dipendenti;
  • – un fatturato, nell’ultimo esercizio chiuso, inferiore ad Euro 1.000.000,00;
  • – un margine imponibile inferiore alla somma di Euro 60.000,00.

L’attività di dette società deve essere iniziata prima del 1° febbraio 2020. Inoltre, la società in questione non deve essere incorsa in una dichiarazione di cessazione dei pagamenti prima del 1 marzo 2020. È previsto altresì che queste società debbano essere state interessate dall’interdizione di apertura al pubblico, o devono aver subito una perdita di fatturato pari almeno al 70% nel mese di marzo 2020 (rispetto a marzo 2019). Questa percentuale dovrebbe essere rivista al ribasso, con un nuovo intervento legislativo o regolamentare suscettibile di includere tutti coloro i quali abbiano registrato un calo di fatturato pari almeno al 50% per il periodo in questione.

  1. Per queste società, l’art. 4 dell’ordinanza 2020-316 neutralizza le conseguenze giuridiche legate all’inadempimento dei loro obblighi di pagamento dei canoni di locazione e dei debiti dovuti in virtù del godimento di immobili commerciali già presi in locazione; ma solo se la data di scadenza del pagamento interviene entro il 12 marzo 2020, e ad ogni modo, prima dell’espirazione del termine di due mesi della data di cessazione dello stato di emergenza sanitario (ossia, allo stato attuale, prima del 24 luglio 2020).
  2. Per questi inadempimenti, le società protette non possono incorrere nel pagamento di penalità finanziarie o di interessi moratori, e nemmeno nell’obbligo di risarcimento dei danni; esse non possono inoltre essere sottomesse al pagamento di astreintes o essere interessate dalla risoluzione contrattuale o dall’applicazione di clausole penali, nonostante qualsivoglia previsione contrattuale in tal senso. Queste disposizioni valgono anche se la società in questione è stata interessata da una procedura concorsuale, visto che l’ordinanza richiamata scarta espressamente l’applicabilità delle disposizioni di cui agli artt. L. 622-14 e L 641-12 del Code du Commerce relative al recesso o alla risoluzione dei contratti di locazione tra professionali nell’ambito di detta procedura. Viene ad esempio neutralizzata la facoltà per il proprietario di chiedere, o di far constatare, il recesso dal contratto per via del mancato pagamento dei canoni di locazione e delle spese relative ad un occupazione posteriore all’apertura della procedura.
  3. Inoltre, il proprietario non potrà escutere le garanzie o le cauzioni che ‘’coprono’’ il pagamento dei predetti canoni o delle ricordate spese.Occorre tuttavia insistere sul fatto che il mancato pagamento di un canone avente una scadenza anteriore al 12 marzo, o posteriore al 24 luglio 2020, resta, allo stato, comunque sottomesso all’applicazione delle disposizioni previste dal diritto comune francese, oltreché delle clausole di ogni singolo contratto.

Come effettuare una domanda di accesso ai benefici

La società interessata deve produrre una dichiarazione sull’onore attestante il rispetto delle condizioni analizzate, oltreché l’esattezza delle informazioni dichiarate. Deve inoltre presentare la ricevuta di ritorno del deposito della sua domanda di ammissione al fondo di solidarietà o, nel caso in cui abbia depositato una dichiarazione di cessazione dei pagamenti, una copia del deposito effettuato o del giudizio di apertura di una procedura concorsuale nei suoi confronti. 

COVID-19 – Considerazioni Generali

Considerazioni Generali

La pandemia di COVID-19 del 2020 che in Italia ha avuto le sue manifestazioni epidemiche iniziali il 30 gennaio, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi per il virus SARS-CoV-2 a Roma, sta creando, inter alia, un impatto sull’economia generale che sta risentendo giorno dopo giorno in maniera sempre maggiore della diffusione e della difficoltà di contenimento del virus.

  • Ma che impatto sta avendo la diffusione del COVID-19 sui contratti in essere che restano, inevitabilmente, colpiti a causa del rallentarsi dell’economia e dei processi produttivi?
  • Prendendo ad esempio la Cina, il locale Ministero del Commercio ha attribuito a sei Camere di Commercio cinesi di import ed export la competenza a rilasciare i certificati di “forza maggiore”. Tali certificati, dovrebbero esonerare le imprese da responsabilità in caso di inadempimento o ritardo imputabile alla diffusione dell’epidemia.
  • Tuttavia, l’efficacia di tali certificati nell’ambito dei contratti commerciali internazionali e, in un’ottica più generale, la riconducibilità della diffusione dello stesso Coronavirus a una causa di forza maggiore idonea a sollevare da responsabilità la parte inadempiente, non sono automatiche.  Esse,  infatti,  dipendono   dal   contenuto   della c.d.   clausola   di   forza  maggiore eventualmente inserita nel contratto e, in ogni caso, dal concetto di causa di forza maggiore ai sensi della legge applicabile al rapporto contrattuale.

CHE COSA DISPONE LA LEGGE ITALIANA AL RIGUARDO?

Nell’ambito dell’ordinamento italiano, non è dato rinvenire una definizione precisa di forza maggiore, poiché non esiste alcuna norma che descriva in modo esplicito la fattispecie in esame. Tale termine è citato in alcune norme del codice civile e, comunque, individuato per sommi capi dall’art. 1467 c.c. il quale riconosce al debitore la facoltà di richiedere la risoluzione del contratto nel momento in cui la prestazione da lui dovuta sia diventata eccessivamente onerosa per fatti straordinari ed imprevedibili, estranei alla sua sfera d’azione.

COME CI SI DOVREBBE TUTELARE, QUINDI, NEI CONTRATTI ?

In considerazione della mancata disciplina a livello generale, molti contratti contengono una clausola di “forza maggiore” (Vis maior cui resisti non potest), vale a dire una clausola che esenta da responsabilità una parte per il mancato o ritardato adempimento di un obbligo contrattuale laddove tale ritardo o inadempimento sia imputabile ad un evento “straordinario” ed “imprevedibile”. Tali clausole prevedono solitamente che la parte che ne ha subito gli effetti possa beneficiare di un’estensione del termine per adempiere o – in alcuni casi – del diritto di risolvere il contratto liberandosi così dai propri impegni contrattuali senza incorrere in penali o risarcimenti di alcun tipo.

COME DEVO PROCEDERE?

La prima cosa che è necessario fare, è quello di verificare se il contratto contenga una specifica previsione ad hoc per i casi di forza maggiore che determini una esenzione di responsabilità per il mancato o ritardato adempimento.

A tale proposito, le clausole contrattuali quasi sempre indicano che l’evento esterno debba rendere impossibile (in tutto o in parte) la prestazione.

Pertanto, occorrerà verificare se, nel caso concreto, il coronavirus – o meglio, le restrizioni adottate dalle autorità sanitarie dei vari Paesi – siano tali da compromettere l’adempimento di una parte e da giustificare l’esenzione da responsabilità per causa di forza maggiore, così come definita dal contratto.

In caso positivo, bisognerà dare tempestiva comunicazione all’altra parte significando che gli eventi che si stanno verificando hanno avuto un impatto rilevante sulla possibilità di adempiere di una parte.

È dunque importante che la notifica della causa di forza maggiore sia  tempestiva  e  circostanziata; anche perché, in questo modo, l’altro contraente potrà sospendere la sua prestazione e, in generale, si potranno limitare i danni.

Clausole presenti o assenti?

SE IL CONTRATTO CHE HO FIRMATO NON CONTIENE UNA CLAUSOLA DI “FORZA MAGGIORE” COSA DEVO FARE?

Un’alternativa alla possibilità di “attivare” la clausola di forza maggiore – laddove prevista – potrebbe essere quella invocare l’eccessiva onerosità sopravvenuta.

  • In tal caso, si potrebbe agire anche indipendentemente da una espressa previsione contrattuale. Si parla di eccessiva onerosità sopravvenuta nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili. In tal caso la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto (art. 1467 c.c.) La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto. La norma precisa poi – a rafforzare il concetto ove ce ne fosse ulteriormente bisogno – che non deve essere considerato straordinario e imprevedibile ciò che rientra nella normale alea del contratto.
  • Ciò che si vuole evitare è che il contratto vincoli anche quando l’alea ha superato il livello di normale tollerabilità, come può accadere ad esempio a seguito di una epidemia, un evento atmosferico eccezionale, di una rivolta che impedisca l’approvvigionamento di determinati beni, ecc.
  • Qualora, pertanto, la parte volesse invocare l’eccessiva onerosità sopravvenuta e quindi evitare i possibili costi derivanti da un inadempimento totale, potrebbe provare a rinegoziare alcune clausole con la controparte, invocando, appunto, tale ultimo istituto; si potrebbe, ad esempio, posticipare la data in cui la prestazione deve essere eseguita, non incorrendo in alcuna penale vista la straordinarietà dell’evento oggetto di analisi.

Nel caso di eccessiva onerosità sopravvenuta

ED IN QUESTO CASO – eccessiva onerosità sopravvenuta – COME DEVO PROCEDERE?

In mancanza di una espressa previsione contrattuale, si potrebbe richiedere la SOSPENSIONE per un tempo breve del contratto e dei suoi relativi obblighi, variabile da alcune settimane ad alcuni mesi.

  • Quanto alle spese nel periodo di sospensione, in mancanza di specifica pattuizione, si ritiene che ciascun contraente sopporti le proprie spese.
  • Naturalmente, qualora la sospensione si dovesse prolungare indefinitamente, il contratto dovrebbe essere risolto o rinegoziato.
  • Infatti, come prevede la legge italiana, se l’impossibilità temporanea si protrae, il creditore potrà risolvere il contratto qualora non abbia più interesse alla prestazione dell’altra parte o, comunque, qualora non abbia più un apprezzabile interesse ad una prestazione solo parziale (art. 1256, 2° comma e art. 1464 codice civile).

Conclusioni

SE HO INTESO BENE I VOSTRI CONSIGLI, POTREI :

  1. in caso di esistenza nel contratto di una clausola di Forza Maggiore, si può/deve ricorrere ad essa, notificandone l’attivazione alla controparte, con la conseguente legittima sospensione delle obbligazioni senza che possa essere imputata alcuna forma di responsabilità, richiesta di risarcimento di alcun genere o, comunque, rivendicazione alcuna. In caso di contratti che prevedono lo svolgimento di attività aperte al pubblico in base a contratti di locazione- comodato di immobili etc (cioè che prevedono un accordo in merito ad una unità immobiliare), si può comunicare la chiusura temporanea dell’esercizio commerciale.
  2. in caso di mancata presenza all’interno del contratto della clausola di Forza Maggiore, è necessario far ricorso al concetto di eccessiva onerosità sopravvenuta, (sopravvenienza di eventi che esulano dalla normale alea del contratto) sopra illustrato, che permette di richiedere una sospensione temporanea degli effetti del contratto. In tale maniera potrà richiedersi, anzitutto, una sospensione del pagamento del corrispettivo dovuto, con la precisazione che qualora la situazione si dovesse perpetrare nel tempo oltre una tempistica che possa considerarsi come “ragionevole”, e qualora non si dovesse più riscontrare un apprezzabile interesse alla controprestazione, si potrà proporre una azione volta alla risoluzione del contratto (ex art. 1256 codice civile). Anche in tal caso, in caso di contratti che prevedono lo svolgimento di attività aperte al pubblico in base a contratti di locazione- comodato di immobili etc (cioè che prevedono un accordo in merito ad una unità immobiliare), si può comunicare la chiusura temporanea dell’esercizio commerciale.

Forza maggiore e Covid-19, quali effetti sul contratto?

Forza maggiore e Covid-19

Nell’ambito dell’ordinamento italiano, non è dato rinvenire una definizione precisa di forza maggiore, poiché non esiste alcuna norma che descriva in modo esplicito la fattispecie in esame. Tale termine è citato in alcune norme del codice civile e, comunque, individuato per sommi capi dall’art. 1467 c.c. il quale riconosce al debitore la facoltà di richiedere la risoluzione del contratto nel momento in cui la prestazione da lui dovuta sia diventata eccessivamente onerosa per fatti straordinari ed imprevedibili, estranei alla sua sfera d’azione.

In considerazione della mancata disciplina a livello generale, molti contratti contengono una clausola di “forza maggiore” (Vis maior cui resisti non potest), vale a dire una clausola che esenta da responsabilità una parte per il mancato o ritardato adempimento di un obbligo contrattuale laddove tale ritardo o inadempimento sia imputabile ad un evento “straordinario” ed “imprevedibile”. Tali clausole prevedono solitamente che la parte che ne ha subito gli effetti possa beneficiare di un’estensione del termine per adempiere o – in alcuni casi – del diritto di risolvere il contratto liberandosi così dai propri impegni contrattuali.

Quindi, verificatosi un evento che potrebbe apparire di forza maggiore, si tratta di appurare, al fine di poter beneficiare degli effetti che tale configurazione potrebbe comportare – primo fra tutti esenzione di responsabilità per il mancato o ritardato adempimento:

  1. che l’evento determina l’impossibilità di esecuzione della prestazione o anche il ritardo nella esecuzione della stessa;
  2. Come rendere noto alla controparte il verificarsi dell’evento di forza maggiore;
  3. Quali adempimenti incombono sulla parte che invoca l’applicazione della clausola di forza maggiore.

Una volta accertato quanto sopra, le conseguenze dell’applicazione della clausola di forza maggiore vanno a beneficio della parte che “subisce” l’evento che è legittimata a sospendere l’adempimento dei propri obblighi ed è esentata da ogni relativa responsabilità (es. nessun risarcimento del danno).

Qualora la forza maggiore si dovesse protrarre per un certo lasso di tempo, è riconosciuta la possibilità di cessare il contratto su iniziativa della parte che non subisce l’evento di forza maggiore oppure da ciascuna delle parti.

Un’alternativa alla possibilità di “attivare” la clausola di forza maggiore – laddove prevista – potrebbe essere quella invocare l’eccessiva onerosità sopravvenuta.

In tal caso, si potrebbe agire anche indipendentemente da una espressa previsione contrattuale.

Si parla di eccessiva onerosità sopravvenuta nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili. In tal caso la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto (art. 1467 c.c.) La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto. La norma precisa poi – a rafforzare il concetto ove ce ne fosse ulteriormente bisogno – che non deve essere considerato straordinario e imprevedibile ciò che rientra nella normale alea del contratto. 

Ciò che si vuole evitare è che il contratto vincoli anche quando l’alea ha superato il livello di normale tollerabilità, come può accadere ad esempio a seguito di una epidemia, un evento atmosferico eccezionale, di una rivolta che impedisca l’approvvigionamento di determinati beni, ecc.

Infatti, a voler ragionare, gli effetti prodotti dal virus sulle dinamiche del commercio internazionale non rendono ad oggi, completamente impossibile – almeno stando ai dati attuali – l’esecuzione tempestiva delle prestazioni contrattuali; queste, sono rese sicuramente maggiormente costose per una delle parti. Qualora, pertanto, la parte volesse invocare l’eccessiva onerosità sopravvenuta e quindi evitare i possibili costi derivanti da un inadempimento totale, potrebbe provare a rinegoziare alcune clausole con la controparte, invocando, appunto, tale ultimo istituto; si potrebbe, ad esempio, posticipare la data in cui la prestazione deve essere eseguita, non incorrendo in alcuna penale vista la straordinarietà dell’evento oggetto di analisi.

CINA e COVID-19

Le misure restrittive poste in essere dal Governo della Repubblica Popolare Cinese per limitare la diffusione del Covid-19 stanno incidendo sull’esecuzione dei contratti commerciali tra imprese operanti in Italia e imprese operanti in Cina, ritardandone ovvero impedendone l’adempimento.
Il Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese ha attribuito a sei Camere di Commercio cinesi di import ed export la competenza a rilasciare
i certificati di “forza maggiore”. Tali certificati, dovrebbero esonerare le imprese da responsabilità in caso di inadempimento o ritardo imputabile alla diffusione dell’epidemia.

Tuttavia, l’efficacia di tali certificati nell’ambito dei contratti commerciali internazionali e, in un’ottica più generale, la riconducibilità della diffusione dello stesso Coronavirus a una causa di forza maggiore idonea a sollevare da responsabilità la parte inadempiente, non sono automatiche. Esse, infatti, dipendono dal contenuto della c.d. clausola di forza maggiore eventualmente inserita nel contratto e, in ogni caso, dal concetto di causa di forza maggiore ai sensi della legge applicabile al rapporto contrattuale. Inoltre, attivando la clausola di forza maggiore, si potrebbe incorrere nei rischi del contenzioso, qualora non sia sostenibile che la diffusione del coronavirus ha reso impossibile l’esecuzione della prestazione

FRANCIA E COVID-19

In Francia, il governo ha recentemente dichiarato che, nell’ambito dell’esecuzione degli appalti pubblici, in caso di non rispetto dei termini di consegna previsti dal contratto, la parte inadempiente non incorrerà in penali o altre sanzioni contrattuali, ritenendo il governo tout court la circostanze del diffondersi del virus Covid-19 quale caso di forza maggiore per l’impresa che sta eseguendo l’appalto e ciò indipendentemente dall’esistenza o meno di una clausola contrattuale ad hoc.

La risoluzione per eccessiva onerosità nell’ordinamento francese

Il 20 aprile 2018 si è concluso l’iter legislativo, così come delineato all’art. 38 della Costituzione, relativo alla réforme du droit des contrats: il Parlamento francese ha ratificato l’ordonnance governativa n° 2016-131 del 10 febbraio 2016 entrata in vigore il 1° ottobre 2016. Precedentemente autorizzato dalla loi d’habilitation n°2015-177, questo provvedimento apporta numerose modifiche in tema di diritto dei contratti così come disciplinato nell’attuale Codice Napoleonico.
Novità di primaria importanza è la codificazione, all’art. 1195, della c.d. “théorie de l’imprévision”, corrispondente nell’ordinamento italiano alla risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta ex art. 1497 del codice civile.

La Francia si è in tal modo uniformata alla maggior parte delle legislazioni europee.
Prima della riforma del Codice civile la giurisprudenza di legittimità seguiva un orientamento molto risalente nel tempo, addirittura al 1876, elaborato in occasione di un arrêt sulla nota affaire du canal de Craponne. In tale occasione la Corte di Cassazione sancì il principio di intangibilità del contratto nel diritto privato, già previsto dall’allora art. 1134. Valorizzando la volontà originaria dei contraenti si impediva al giudice di intervenire per modificare il contenuto dei contratti allorché una delle obbligazioni diventasse sensibilmente più costosa per uno di essi.

La riforma, invece, regola l’ipotesi di un “cambiamento imprevedibile di circostanze”, naturalmente successive alla conclusione del contratto, che rendano eccessivamente onerosa l’esecuzione del contratto a carico di un contraente. La parte che risulti svantaggiata, in virtù di questa nuova disciplina, può domandare di rinegoziare termini contrattuali al co-contractant; se la negoziazione fallisce o qualora controparte rifiuti di negoziare, di comune accordo, possono rivolgersi al giudice affinché decida sulla sorte del contratto. In via sussidiaria, l’autorità giudiziaria può essere adita su istanza della sola parte onerata nel caso le trattative si siano protratte oltre una durata ragionevole.

In attesa che la giurisprudenza venga chiamata ad esprimersi sul tema permangono alcuni interrogativi suscitati dalla mancanza di indicazioni circa i parametri che il giudice deve seguire per decidere lo scioglimento o l’adeguamento contrattuale. L’art. 1195, infatti, si limita a stabilire che sia il giudice a fissarne la data e le condizioni.

Per concludere, il nuovo meccanismo di cui all’art. 1195 del codice civile non ha carattere imperativo bensì dispositivo in quanto le parti possono scegliere, nella fase di gestazione del contratto, di escludere l’operatività della norma. A ciò si ricollega il terzo presupposto applicativo della disciplina dell’imprévision che comporta, appunto, che la parte non abbia accettato di assumersi eventuali e futuri rischi contrattuali.

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