Il risarcimento del danno dovuto al promissario acquirente a causa della mancata conclusione del contratto definitivo

La Corte di Cassazione, con sentenza n.18498 del 30 giugno 2021, si è pronunciata sul risarcimento del danno dovuto al promissario acquirente, per effetto della mancata conclusione del contratto definitivo di compravendita immobiliare imputabile al promittente alienante.

La quantificazione di tale danno si concretizza nella differenza tra il valore commerciale dell’immobile al momento in cui l’inadempimento è diventato definitivo, normalmente coincidente (sulla scorta del principio generale espresso dall’art. 1225 c.c., secondo cui la prevedibilità del danno risarcibile deve essere valutata con riferimento al momento in cui il debitore, dovendo dare esecuzione alla prestazione e potendo scegliere fra adempimento e inadempimento, è in grado di apprezzare più compiutamente e, quindi, prevedere il pregiudizio che il creditore può subire per effetto del suo comportamento inadempiente) con quello di proposizione, sia pure in via subordinata, della domanda di risoluzione ovvero altro anteriore, ove accertato in concreto ed il prezzo pattuito, oltre alla rivalutazione monetaria eventualmente verificatasi nelle more del giudizio.

In ragione della struttura tipica del contratto preliminare, la giurisprudenza della Corte di cassazione ha da tempo affermato che ” la prevedibilità del danno risarcibile deve essere valutata con riferimento non al momento in cui è sorto il rapporto obbligatorio ma a quello in cui il debitore, dovendo dare esecuzione alla prestazione e, potendo scegliere fra adempimento e inadempimento, è in grado di apprezzare più compiutamente e quindi di prevedere il pregiudizio che il creditore può subire per effetto del suo comportamento inadempiente; infatti, il collegamento della prevedibilità del danno al tempo in cui è sorta l’obbligazione (art. 1225 c.c. secondo cui la prevedibilità del danno risarcibile deve essere valutata con riferimento al momento in cui il debitore, dovendo dare esecuzione alla prestazione e potendo scegliere fra adempimento e inadempimento, è in grado di apprezzare più compiutamente e, quindi, prevedere il pregiudizio che il creditore può subire per effetto del suo comportamento inadempiente) non tiene conto del periodo di tempo, a volte anche lungo, intercorrente fra tale momento e quello in cui la prestazione deve essere adempiuta (per tutte, Cass. 30/01/2007, n. 1956).

In definitiva, La Corte conferma l’orientamento che ancora il momento della valutazione del valore dell’immobile oggetto del preliminare a quello in cui è stata proposta domanda di risoluzione, seppur in via subordinata.

VRP: Voyageurs, represéntants et placiers

La professione di VRP – voyageurs, représentants et placiers – è regolata da uno statuto specifico, che la distingue dagli agenti commerciali o dai venditori dipendenti.

Le ore di lavoro, i salari, le vacanze, le prestazioni di sicurezza sociale, tutte le norme che regolano lo status di VRP sono stabilite nel codice del lavoro francese.

Definizione di un VRP

In qualità di rappresentante di vendita stipendiato, il VRP fidelizza il cliente e mantiene la relazione con questo per conto di una o più aziende, nel caso del VRP “multi-cartes”. Da solo o in squadra, è generalmente un venditore sul campo, a contatto con i clienti per la maggior parte del tempo. Si occupa anche di marketing, merchandising, servizio post vendita – in base al proprio contratto.

La differenza con un agente di commercio

Un agente di commercio è indipendente. Lavora per conto proprio, e senza contratto di lavoro con l’azienda, può collaborare su mandato. A differenza del VRP, l’agente di commercio è pagato solo dalla commissione, guadagnata sulla vendita effettuata, per ogni vendita ricorrente.

Lo stato VRP è abbastanza ampio da coprire le professioni commerciali come ingegnere aziendale, vendite tecniche ETC. Inoltre, a differenza degli agenti di commercio che hanno la possibilità di assumere personale e di affiancarsi ai servizi di altri agenti di vendita, la qualità di VRP non consente a questi di assumere e pagare altri collaboratori.

Questo è il principio dell’esecuzione personale della ricerca del cliente da parte del VRP. Tale principio è quindi incompatibile con la delega a terzi di parte della propria attività.

I vantaggi dello status di VRP

Il VRP è un supporto essenziale per il manager dell’azienda. Dedicati alle vendite, la loro esperienza e il loro know-how permettono loro di attuare una strategia di vendita a lungo termine.

Essendo parte integrante dell’azienda, conoscono perfettamente il prodotto e la loro specificità nel campo significa che sono sempre pronti ad ascoltare il cliente. Le competenze hanno un costo, e il costo di un VRP non è trascurabile, dato che lui o lei generalmente ricevono un compenso se viene fatta una vendita o meno. Tuttavia, il VRP rimane subordinato al suo datore di lavoro, che
può fissare obiettivi e condizioni di lavoro.

I vantaggi dello status di VRP sono la sicurezza salariale – il reddito, i contributi pensionistici, l’assicurazione sanitaria e di disoccupazione sono coperti – e l’autonomia nell’organizzazione del lavoro.
Il venditore VRP esclusivo riceve un reddito professionale minimo garantito, a differenza del VRP multi-card.

Le crédit-bail o leasing

Il leasing è un contratto di locazione a tempo determinato in cui il locatore, acquista un bene da un fornitore e lo mette a disposizione di un’azienda o di un individuo, l’utilizzatore, in cambio del pagamento periodico di un affitto.

Il fornitore dei beni

È i proprietario del bene che consegna il bene al locatore.

Il locatore / società di leasing

  1. l’Istituto di credito che finanzia l’attività
  2. che Paga al fornitore del bene
  3. che diviene proprietario del bene per la durata del leasing

L’utilizzatore

  • È l’utente che affitta la proprietà del bene dal locatore
  • Paga l’affitto al locatore
  • ha diritto di utilizzare il bene
  • Provvede alla manutenzione del bene durante tutta la durata del contratto di leasing

L’oggetto

  • Beni per uso privato:
    Veicoli, elettrodomestici, beni immobili per uso residenziale etc
  • Beni professionali:
    Beni capitali e strumenti, immobili per uso professionale etc

Contratto di leasing con una promessa unilaterale di vendita

Garanzie contrattuali imposte all’utilizzatore dal locatore:

  • Mandato: il locatore dà mandato all’utilizzatore per la scelta e la ricezione del bene.
  • Clausola penale: in caso di mancato pagamento dei canoni, l’utilizzatore deve pagare i danni al
    locatore per compensare la perdita o il mancato guadagno.
  • Limitazione: rivendita dell’attrezzatura da parte del locatore. L’importo della vendita deve essere
    dedotto dalle somme dovute. Il leasing si ferma immediatamente a causa della scomparsa del
    bene.
  • Garanzia: deposito di una garanzia da parte dell’utilizzatore a garanzia del contratto di leasing.

Al termine del contratto, esistono tre possibilità per l’utilizzatore:

  1. Terminare il contratto, restituendo la proprietà del bene al locatore
  2. Rinnovare il contratto per un nuovo periodo a nuove condizioni
  3. Esercitare l’opzione di acquisto e diventare proprietario acquistando il bene al suo valore residuo come stabilito nel contratto (tenendo conto degli affitti già pagati dall’utilizzatore)

Informazioni per i consumatori nei contratti a distanza in Francia

Il Codice del Consumo francese modificato dalla legge “Hamon” del 2014 definisce i contratti a distanza come:

“qualsiasi contratto concluso tra un professionista e un consumatore, nel quadro di un sistema organizzato di
vendita o di prestazione di servizi a distanza, senza la presenza fisica simultanea del professionista e il
consumatore”.

In termini di informazione precontrattuale, i contratti a distanza sono soggetti alle stesse regole dei contratti
fuori sede.
Per tutti i contratti conclusi tra commercianti e consumatori in Francia, esiste un obbligo generale di
informazioni precontrattuali.

Dati relativi al contenuto del contratto

Devono essere fornite informazioni essenziali sull’oggetto del contratto, cioè lo scopo della vendita del bene
o della fornitura del servizio. Queste informazioni riguardano:

  • Le caratteristiche essenziali del bene o servizio, la sua descrizione precisa
  • L’esistenza e la presenza di garanzie e altre condizioni contrattuali
  • Il prezzo del bene o del servizio, specificando i costi di utilizzazione della tecnica di comunicazione a
    distanza
  • La data o il periodo entro il quale il professionista si impegna a consegnare il bene o ad eseguire il
    servizio.In assenza di una previsione, il bene o servizio dovranno essere consegnati o eseguiti entro
    30 giorni dalla conclusione del contratto.

]Il professionista deve fornire al consumatore tutte le informazioni relative alla sua identità, che gli permettono
di essere identificato, ossia:

  • Identità del professionista
  • Recapiti postali, telefonici ed elettronici
  • Le sue attività, se non sono evidenti dal contesto
  • La sua interoperabilità

Contratti di Distribuzione in Francia: Le tipologie

Contratto di Approvvigionamento Esclusivo

  • Un contratto di fornitura esclusiva è un contratto con il quale un rivenditore si impegna nei confronti di un fornitore ad acquistare alcuni prodotti specifici solo da quest’ultimo, a volte anche per una determinata quantità, in cambio di vantaggi di prezzo e assistenza alla rivendita in varie forme.
  • Tuttavia, il fornitore rimane libero di rifornire altri rivenditori nella stessa area di vendita e allo stesso livello di distribuzione.
  • Questo permette al fornitore di garantire canali di distribuzione affidabili e sostenibili, soprattutto nel settore della vendita al dettaglio.
Nota: In generale, un contratto di fornitura esclusiva è allegato ad altre forme di contratto di distribuzione.

Contratto di Concessione (distribuzione) Esclusiva

  1. Parti: il contratto è concluso tra un fornitore chiamato concedente e un rivenditore chiamato concessionario.
  2. Oggetto: In base a questo contratto di distribuzione a tempo limitato, il concedente si impegna a fornire i propri prodotti esclusivamente, in un territorio delimitato e per un determinato periodo, al proprio concessionario. Viceversa, il concessionario si impegna ad approvvigionarsi esclusivamente dal fornitore.

La particolarità del contratto di concessione in esclusiva risiede nella reciproca esclusività:

  • Esclusività della fornitura territoriale lato concedente, che consente di concedere un monopolio di rivendita al concessionario nel territorio ad esso riservato, comportando così il riconoscimento di una zona protetta.
  • Esclusività della fornitura da parte del concessionario che rimane comunque un commerciante indipendente.

Obbligo di consegna:

In questo caso si applica la legge generale sulle vendite, per cui è richiesto al concedente di consegnare i prodotti oggetto del contratto nei termini concordati.

Parimenti, il concedente deve garantire il concessionario contro lo sfratto e contro i vizi occulti.

  • Obbligo di rispettare e far rispettare l’area geografica esclusivamente riservata al concessionario.
  • Obbligo di conformità: il concedente è tenuto a rispettare l’esclusività concessa al proprio concessionario che implica l’obbligo di fornire prodotti conformi in quantità e qualità.
  • Obbligo di assistenza tecnica, commerciale ed eventualmente finanziaria.
  • Obbligo di consulenza e assistenza del concedente.
  • Garanzia contrattuale su tutta la rete: permette al cliente di poter rivolgersi a tutta la rete di concessionari per ottenere la riparazione dei prodotti.
  • Obbligo di mettere a disposizione il marchio: il concedente deve conferire al proprio licenziatario, l’uso del proprio marchio (senza assumere la forma di un contratto di licenza).
  • Obbligo di creare uno stile di vendita con la pubblicità – sviluppo di una strategia pubblicitaria comune a tutta la rete.
  • Obbligo di rispettare l’esclusività: divieto di rivendere per proprio conto un prodotto simile a quello oggetto del contratto, di ottenere forniture da terzi e di non rispettare l’area geografica delimitata.
  • Obbligo di costituire uno stock dei prodotti oggetto del contratto.
  • Obbligo di fissare liberamente un prezzo di rivendita per i prodotti.
  • Obbligo di rispettare l’eventuale clausola oggettiva (prestazione) che può assumere la forma di clausole di quota, minimo e coefficiente di penetrazione.
  • Obbligo di non rivelare informazioni relative al concedente o sulla rete di distribuzione
    di cui fa parte.

Contratto di Distribuzione Selettiva

Dal regolamento n° 330/2010 del 20 aprile 2010 risulta che il contratto di distribuzione selettiva è “il contratto con il quale il fornitore si impegna a vendere i beni o servizi, direttamente o indirettamente, solo a distributori selezionati sulla base di criteri [qualitativi] definiti, e in cui tali distributori si impegnano a non non vendere questi beni o servizi a distributori non autorizzati”.

Distinzione da altri contratti di distribuzione:

Selezione qualitativa:

  • Il fornitore della rete di distribuzione determina un certo numero di condizioni di selezione qualitativa, che designano astrattamente i distributori in grado di commercializzare i suoi prodotti.
  • A un certo numero di condizioni e secondo una determinata soglia, il diritto dell’Unione europea riconosce la liceità della selezione quantitativa (con un numero chiuso) che limita il numero di rivenditori indipendentemente dal campo della distribuzione.
  • Il contratto non prevede alcuna esclusiva, né territoriale né di fornitura ed il distributore può ottenere forniture dai concorrenti.
    • Rispetto al contratto di franchising: il contratto di distribuzione selettiva non propone di riprodurre il modello di business del fornitore.
  • In generale, il contratto di distribuzione selettiva è usato per prodotti di lusso o di alta tecnologia.
  • Il marchio non viene trasferito.
    • Rispetto al contratto di concessione: il contratto di distribuzione selettiva non include l’esclusività. Tuttavia, il requisito qualitativo comporta necessariamente una selezione quantitativa.

In pratica, si aggiunge un numerus clausus alla lista di criteri qualitativi.

Contratti di distribuzione in Francia

I contratti di distribuzione per attività in Francia

Il contratto di distribuzione è il nome generico utilizzato per raggruppare i vari contratti che regolano l’organizzazione dell’acquisto e della rivendita di prodotti industriali e commerciali.
Questi contratti, che sono regolati dal diritto della distribuzione e della concorrenza, regolano le reti di distribuzione verticale che possono essere classificate come “concessioni” e spesso prendono la forma di un contratto quadro e di contratti di attuazione.

Le tipologie

  • Contratto di franchising;
  • Contratto di fornitura esclusiva;
  • Contratto di distribuzione esclusiva;
  • Contratto di distribuzione selettiva.

Il diritto della concorrenza esige che la scelta dei distributori sia fatta sulla base di criteri oggettivi di natura qualitativa, criteri che sono fissati uniformemente per tutti, resi noti a tutti i potenziali commercianti e il cui contenuto preciso deve essere verificabile.[/vc_column_text][divider line_type=”No Line” custom_height=”30″][vc_column_text]

Questi criteri riguardano in particolare:

  • La professione e la competenza del distributore e del suo personale;
  • Le strutture del distributore e l’ubicazione e la presentazione dei suoi negozi;
  • Il prodotto oggetto del contratto;
  • La forza finanziaria del distributore;
  • L’obbligo di raggiungere un certo fatturato annuo.
Tutto questo è regolato dal principio di non discriminazione.

Le obbligazioni del fornitore:

  • Garantire la tenuta della rete, selezionando i punti vendita speciali per garantire la distribuzione secondo i suoi criteri di qualità;
  • Garantire la consegna;
  • Pubblicizzare i suoi prodotti.

Le obbligazioni del distributore:

  • Fare tutto il possibile per garantire l’efficacia del contratto.
  • Prima della vendita, il distributore è tenuto a consigliare effettivamente il cliente.
  • Dopo la vendita, il distributore deve fornire il servizio di garanzia e manutenzione, che richiede la presenza di personale competente, la costituzione di un magazzino e di un idoneo impianto.
Il fornitore e il distributore assicurano la protezione della rete di vendita contro i concorrenti.

Cassazione: La designazione degli eredi beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita

Assicurazione sulla Vita

La designazione degli eredi beneficiari secondo la Cassazione

La sentenza Cassazione Sezioni Unite 30 aprile 2021, n. 11421, affronta la questione relativa all’interpretazione della clausola contenuta in un’assicurazione sulla vita con la quale si preveda la ripartizione dell’indennizzo in favore degli eredi legittimi o testamentari, indicati quindi come beneficiari.

Designazione generica e specifica dei beneficiari

Secondo la Cassazione, la designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in una delle forme previste dall’art. 1920 c.c., comporta l’acquisto di un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione da parte di coloro che, al momento della morte dello stipulante, rivestano tale qualità in forza del titolo della astratta delazione indicata all’assicuratore per individuare i creditori della prestazione.

Come avviene la designazione

La designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in difetto di una inequivoca volontà del contraente in senso diverso, non comporta la ripartizione dell’indennizzo tra gli aventi diritto secondo le proporzioni della successione ereditaria, spettando a ciascuno dei creditori, in forza della eadem causa obligandi, una quota uguale dell’indennizzo assicurativo, il cui pagamento ciascuno potrà esigere dall’assicuratore nella rispettiva misura.

Allorché uno dei beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita premuore al contraente, la prestazione, se il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente, deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest’ultimo.

COVID-19: Riduzione del canone di locazione per attività commerciali

COVID-19: sentenza del Tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano, con la sentenza 18 maggio 2021, n. 4355, si è pronunciato in tema di ritardo nel pagamento del canone durante il periodo di pandemia con riferimento alle attività commerciali.

  1. La sentenza nello specifico, si pronuncia su una controversia, attinente al ritardato pagamento da parte della conduttrice a favore della parte locatrice del canone di locazione relativo al II trimestre 2020 (aprile-giugno 2020) maturato in relazione al contratto di locazione ad uso commerciale stipulato ad oggetto un immobile ubicato in Milano nel quale viene svolta l’attività di bar e somministrazione di cibi e bevande.
  2. Il 4 agosto 2020 il locatore notificava alla conduttrice atto di intimazione di sfratto per morosità allegando l’intervenuta risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c. in combinato disposto con l’art. 5 del contratto già a far data dal 25 maggio 2020 in relazione al tardivo pagamento del II trimestre 2020 (saldato solamente in data 3 giugno 2020) o, comunque, in relazione al mancato pagamento del III trimestre 2020.

Dettaglio del pronunciamento

Il Tribunale, che si pronuncia in merito, asserisce che occorre muovere ogni valutazione dei fatti, e cioè che la risoluzione di diritto del contratto conseguente all’applicazione di una clausola risolutiva espressa postula non soltanto la sussistenza, ma anche l’imputabilità dell’inadempimento, quindi, difettando il requisito della colpevolezza dell’inadempimento, la risoluzione non si verifica né, di conseguenza, può in alcun modo essere legittimamente pronunciata.

Pertanto, ai fini della risoluzione del contratto per inadempimento, in presenza di clausola risolutiva espressa, pur se la colpa del contraente inadempiente si presume, ai sensi dell’art. 1218 c.c., il giudice non è tenuto solo a constatare che l’evento previsto dalla detta clausola si sia verificato, ma deve verificare, con riferimento al principio della buona fede, il comportamento posto in essere dall’obbligato, potendo la risoluzione essere dichiarata solo ove sussista (almeno) la colpa di quest’ultimo.

Conseguenze del pronunciamento

Ne consegue come, nella fattispecie, nonostante il canone di locazione relativo al II trimestre 2020 sia stato pagato con un ritardo di due mesi rispetto alla data di scadenza prevista nel contratto, la conduttrice ha, tuttavia, dato dimostrazione che il ritardo nell’adempimento non possa dirsi riconducibile ad una propria condotta colposa.

In aggiunta, il riconoscimento del diritto del conduttore ad una riduzione del canone, proporzionata alla sopravvenuta diminuzione del godimento, costituisce specifica applicazione di un principio generale che presiede la disciplina delle locazioni, quello “della sinallagmaticità fra godimento e corrispettivo”, per cui ove quel godimento non è attuabile secondo le previsioni contrattuali il conduttore è abilitato a pretendere una riduzione del relativo corrispettivo e financo legittimato alla risoluzione del rapporto, quando quella diminuzione è tale da comportare il venir meno dello stesso interesse del conduttore alla persistenza della locazione” (Cass. n. 3590/1992). Nel caso in esame è indubbio che, per effetto delle disposizioni emergenziali, la prestazione del locatore di assicurare il godimento dell’immobile per la destinazione contrattuale non è stata adempiuta nella sua interezza, essendo stato precluso, per una parte del periodo in questione (1 aprile -17 maggio 2020), lo svolgimento dell’attività professionale per il quale esso era stato locato e quindi l’uso pattuito. Parimenti indubbio è che ciò non è imputabile al locatore.

Considerazioni sulla sentenza

  • Bisogna ricordare come disciplina generale in tema di parziale inadempimento nei contratti a prestazioni corrispettive consente la riduzione del prezzo solo ove l’impossibilità parziale sia definitiva. Ne deriverebbe che tale norma non sia applicabile analogicamente all’inadempimento durante il periodo di lock-down da Covid, in quanto, questo si presenta di durata “limitata” e non definitiva.
  • E’ opportuno, però, considerare altresì come il Decreto Rilancio (art. 216, comma 3, L. n. 77/2020), disponga che la sospensione delle attività sportive dà diritto al conduttore di impianti sportivi ad una riduzione del canone locatizio che, salva la prova di un diverso ammontare a cura della parte interessata, si presume pari al cinquanta per cento del canone contrattualmente stabilito.
  • Una interpretazione costituzionalmente orientata della predetta disposizione ne consente l’applicazione analogica ai rapporti di locazione aventi ad oggetto immobili destinati allo svolgimento della generalità delle attività commerciali, industriali e professionali sospese a causa della pandemia, apparendo essa altrimenti irragionevole sotto il profilo della disparità di trattamento di situazioni uguali o analoghe.
  • Pertanto, per concludere, sarà consigliabile per le parti di un contratto di locazione di immobile destinato ad attività commerciale, in caso di ritardo o pagamento parziale del canone, valutare e contemperare in concreto i propri interessi, al fine di addivenire, in caso di controversia, ad una soluzione bonaria che soddisfi entrambi gli interessi in gioco.

L’avv. Membretti assiste Zaka Inv. nell’aquisizione di un complesso alberghiero a Roma

]Il co-founder dello studio legale MMSLEX, Luca Membretti , l’avvocato Franco Pietro Battaglia (nella foto a destra) partner di BC& e la senior associate Adele Carlomagno hanno assistito Zaka Inv. nell’investimento in Brach Rome;seguendo la società francese in tutti gli aspetti legali, fiscali e societari relativi alla strutturazione e regolamentazione del processo di acquisizione. 

Brach Rome, che a sua volta detiene la società Luisa di Savoia, svilupperà nel centro di Roma un complesso alberghiero progettato da Philippe Starck, architetto di fama mondiale.

MMSLEX e BC& hanno collaborato attivamente anche con Veronique Lacarelle e Camille Mondoloni (rispettivamente partner e of counsel dello studio legale francese Balthazar Associés), le quali si sono occupate degli aspetti cross-border franco-italiani.

Zaka Investments, già presente in Francia e Spagna, ha inoltre eseguito l’operazione attraverso il veicolo Akaz, co-investendo nel progetto insieme alle società di gestione Inter Invest Capital (che ha agito in nome e per conto dei fondi francesi “FCPR Inter Immo” e “FPCI Capital Immo”) e Eternam (che ha agito in nome e per conto del fondo francese “FPCI Alcyon”)

Già presente in quello francese e spagnolo, questa operazione permette a Zaka Investments di accedere anche al mercato italiano dell’hotellerie, con il supporto dei suoi soci di minoranza.

Francia: Covid e contratti

La crisi sanitaria che sta attraversando tutto il Mondo modifica le condizioni di esecuzione dei contratti e pone la teoria dell’imprevisto (c.d. théorie de l’imprévision), disciplinata dall’articolo 1195 del Codice civile francese, al centro della scena.

Infatti, l’epidemia di Covid-19 ha messo a dura prova l’opinione di chi sosteneva, senza alcuna esitazione, la natura derogabile dell’articolo 1195. Essa fondava le proprie radici sull’affermazione esplicita, da parte dei redattori della relazione sulla riforma francese dei contratti, di tale natura; fu così che, in seguito, le clausole volte a escludere l’applicazione dell’articolo 1195 sono divenute sempre più frequenti.

Fin dalla sua apparizione, la pandemia di Covid-19 è stata percepita come un avvenimento in grado di mettere a rischio l’equilibrio originario dei contratti in corso di esecuzione. Pertanto, ben presto, ci si è interrogati sull’ostacolo che, una clausola diretta a eliminare l’attuazione dell’articolo 1195, avrebbe potuto costituire in merito alla possibilità di evitare un’esecuzione suscettibile di diventare eccessivamente onerosa.

Per questo motivo, riteniamo che, la soluzione sia riconoscere all’articolo 1195 del Codice civile francese, un carattere ragionevolmente imperativo. Ciò consiste nell’accettare che il presente articolo sia di ordine pubblico solo nella misura in cui esso concede un diritto alla rinegoziazione a favore del contraente esposto, al verificarsi dell’evento imprevisto, a dover assumere una esecuzione eccessivamente onerosa.

Inoltre, vi sono diverse circostanze che portano ad affermare la non derogabilità dell’articolo 1195:

  esso non contiene l’eventualità di una clausola contraria (criterio ontologico del carattere derogabile);

– in caso di esecuzione divenuta eccessivamente onerosa per una parte, esso permette a quest’ultima di accettare di assumersene il rischio (assumersi etimologicamente significa farsi carico, non semplicemente rinunciare a un diritto e quindi, implica una prestazione determinata o determinabile);

Infine, affermare che l’articolo 1195 ha natura derogabile, sarebbe contrario alle finalità stesse della riforma francese del diritto dei contratti, che lo ha inserito all’interno del Codice civile. La relazione presentata al Presidente della Repubblica sulla riforma sancisce chiaramente che l’obiettivo dell’introduzione di tale testo consiste nella lotta contro i maggiori squilibri contrattuali che sopravvengono in corso di esecuzione, conformemente all’obiettivo di giustizia contrattuale perseguito dall’ordinanza stessa. E’ infatti, in questo modo, che l’ordinanza tende ad instaurare un diritto dei contratti più giusto e in grado di proteggere e preservare gli interessi della parte più debole. Di conseguenza, permettere a questa parte di rinunciare a priori alla nuova facoltà offertagli dall’articolo 1195 vorrebbe dire rinunciare all’efficacia della protezione che gli è stata concessa.

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