Costituzione di una società in Francia: Scegliere una SARL o una SAS? Vantaggi e svantaggi

Se si sceglie di costituire una società piuttosto che una ditta individuale, si dovrà scegliere il tipo di società da costituire.

In pratica, la scelta sarà spesso tra una SARL e una SAS.

Perché scegliere un tipo rispetto ad un altro?

Scelta dello STATUS: il peso delle imposte professionali

  • Il principio. Sia la SARL che la SAS sono società che sono, in linea di principio, soggette all’imposta sulle società (IS): l’IS, pagata dalla società, è calcolata sul risultato dell’esercizio utilizzando l’aliquota del 15% per i primi 38.120 euro di profitto (per le PMI detenute principalmente da privati) e del 28% o 31% per il resto (a seconda delle dimensioni della società e dell’importo del profitto realizzato).
  • L’eccezione. Queste due società possono scegliere di essere soggette all’imposta sul reddito (IR): in questo caso, l’imposta, sempre calcolata in base al risultato della società, è pagata dai soci (essi ricevono una quota del risultato in proporzione alla loro partecipazione al capitale della società, che dichiarano loro stessi nella dichiarazione dei redditi per il calcolo della loro imposta personale).
  • Le condizioni.La società deve avere meno di 5 anni, deve essere posseduta per almeno il 50% da persone fisiche, con il 34% delle azioni detenute dai direttori (e, se applicabile, dai membri del loro nucleo familiare fiscale), e deve impiegare meno di 50 dipendenti e avere un fatturato al netto delle tasse o un totale di bilancio inferiore a 10 milioni di euro.

Lo sapevate che?

Una società a responsabilità limitata costituita esclusivamente tra membri della stessa famiglia può optare per l’imposizione dei suoi risultati in regime di IR, tranne se esercita un’attività civile (ad esempio la locazione di immobili) o un’attività liberale: per membri della stessa famiglia si devono intendere i genitori in linea diretta (nonni, genitori con figli, nipoti, ecc.), fratelli, sorelle, nonché i coniugi e i soci PACS (nota: questa opzione presuppone l’accordo di tutti i soci, che devono tutti firmare la notifica dell’opzione indirizzata all’amministrazione fiscale).

SAS o SARL : il peso degli oneri sociali

Un statut différent ?

Se si è soci di una SAS, si rientra nello status di lavoratore dipendente: quindi “assimilato a un lavoratore dipendente” con assoggettamento al regime generale dei lavoratori dipendenti (solo il contributo dell’assicurazione contro la disoccupazione non è dovuto per i dirigenti d’azienda). Se si è direttore di una società a responsabilità limitata (SARL), si applicherà la normativa in tema di:

  • il programma per i dipendenti se si è un manager di minoranza;
  • lo schema TNS se si è un manager di maggioranza (o se si fa parte di una gestione congiunta di maggioranza).

Analisi comparativa.

In termini di costi sociali, il sistema TNS (circa il 45% degli oneri sociali) è meno costoso del sistema del dipendente (circa il 60% degli oneri sociali del datore di lavoro e del dipendente).

Prendere in considerazione il metodo di remunerazione. 

Bisogna prendere in considerazione tutti gli elementi della remunerazione che si possono ricevere come direttore e socio della società: non solo bisognerà prendere in considerazione la vostra remunerazione stessa, ma anche i dividendi che si possono ricevere in funzione dei risultati della società (se è soggetta all’imposta sulle società).

Con riferimento ai dividendi.

Con riferimento ai dividendi, essi saranno soggetti all’imposta sul reddito alle stesse condizioni, sia che siano distribuiti da una SAS o da una SARL. Tuttavia, il costo in termini di contributi sociali non sarà lo stesso:

  • per le SAS: i dividendi versati agli azionisti sono soggetti a contributi sociali al tasso complessivo del 17,2%;
  • per le SARL: sono anche soggetti ai contributi sociali al tasso globale del 17,2%; ma se sono versati a un socio che rientra nel regime TNS, saranno soggetti ai contributi sociali, come remunerazione, per la loro quota che supera il 10% del capitale sociale.

Il”reddito netto”. 

Per poter confrontare utilmente i due stati, bisognerà, sulla base dello stesso risultato al lordo della retribuzione e degli oneri sociali, determinare il “reddito netto” tenendo conto

  • del costo dell’imposta sulle società ;
  • del costo degli oneri sociali e delle detrazioni sociali sui dividendi distribuiti;
  • del costo degli oneri sociali (deducibili) calcolati sulla retribuzione versata
  • della deduzione degli oneri sociali calcolati sui dividendi ricevuti da un amministratore di maggioranza di una società a responsabilità limitata.

La protezione sociale. 

Questo è forse un elemento decisivo nella scelta tra una SAS e una SARL.

  1. Optare per lo status di dipendente? può essere opportuno optare per tale status se il pensionamento è relativamente vicino (entro 10 anni o giù di lì) e se si ha già beneficiato dello status di salariato in passato: si evita così l’accumulo dei vari schemi e si mantiene un migliore tasso di sostituzione del salario quando si andrà in pensione.
  2. Optare per lo status TNS? Se invece si è relativamente giovani, scegliere il regime TNS può permettere di beneficiare di un’aliquota contributiva inferiore e di destinare i risparmi a un regime di pensione complementare, come la “Madelin”, per costruire una pensione complementare a condizioni più vantaggiose.

La scelta di una SAS o di una SARL, quindi, dipende da un certo numero di criteri: tasse, costo dei contributi sociali, diritti pensionistici, ecc. A seconda della scelta fatta, della posizione nella società e/o della partecipazione azionaria.

Le modifiche al contratto in Francia – Parte 2

Le modifiche al contratto in Francia

1. Modifiche al contratto ammissibili:

Il nuovo articolo 1195 del Codice Civile francese prevede la possibilità di richiedere alla parte in disaccordo di adattare il contratto in caso di un cambiamento imprevedibile delle circostanze. Esso rompe così il silenzio del Codice dal 1804 sull’impatto di un tale cambiamento e, ancor più, dirime i contrasti giurisprudenziali sull’argomento; infatti la giurisprudenza, in assenza di una clausola che prevedesse un accordo tra le parti, rifiutava di ammettere la modifica del contratto  al verificarsi di circostanze imprevedibili  (giurisprudenza nota sotto il nome di Canal de Craponne (Cass. civ. 6-3-1876: DP 1876.1.195) e il rifiuto della “imprevedibilità”)

Il nuovo articolo 1195 del codice civile è applicabile ai contratti conclusi a partire dal 1° ottobre 2016. D’altra parte, non è applicabile ai contratti conclusi prima di tale data (CA Aix 21-6-2016 n° 15/10056: GP 2016.som. n° 40 p. 76; CA Paris 9-5-2019 n° 17/04789: GP 2019 n° 31 p. 21 nota Houtcieff) perché l’ex articolo 1134, paragrafo 2, ha dato alla forza vincolante del contratto una portata generale e assoluta.

Dal momento che non si dice nulla sul fatto che l’articolo 1195 sia di ordine pubblico o meno, è improbabile, che questo testo venga dichiarato di ordine pubblico internazionale francese e applicato ai contratti internazionali, anche se viene riconosciuto come di ordine pubblico nei contratti interni.

Oltre alla tendenza dei giudici francesi a interpretare l’ordine pubblico internazionale in modo restrittivo, i giudici dovranno prendere in considerazione, se necessario, la riluttanza degli arbitri ad ammettere la revisione dei contratti internazionali quando le parti non l’hanno chiaramente prevista (Lodo n° 1512 del 1971: Clunet 1974. 905; Premio n. 1990 nel 1972: Clunet 1974.897; Premio n. 2216 nel 1974: Clunet 1975.917; Premio n. 2404 nel 1975: Clunet 1976.995; Premio n. 2508 nel 1976: Clunet 1977.939; Premio n. 2708 nel 1976: Clunet 1977.943; Premio ICC n. 8873 nel 1997: Clunet 1998.1017 obs. Derains). Gli arbitri basano le loro soluzioni o sulla presunzione di competenza dei professionisti del commercio internazionale che, data la loro esperienza, si suppone abbiano rinunciato alla revisione del contratto appena non l’hanno previsto, o sul carattere naturalmente speculativo di certe transazioni internazionali. Una sentenza ha persino osservato che i principi Unidroit dei contratti commerciali internazionali che permettono la revisione non erano in linea con gli interessi e le aspettative delle imprese su questo punto (ICC Award No. 10422 nel 2001: JDI 2003.1142 obs. E. Jolivet).

Dal 1° ottobre 2018, l’articolo 1195 non è applicabile alle obbligazioni derivanti da operazioni in titoli e contratti finanziari menzionati da I a III dell’articolo L 211-1 del Codice monetario e finanziario (C. mon. fin. art. L 211-40-1; Loi2018-287 du 20-4-2018 art. 16, I-al. 1).

A mio parere, tale disposizione non è applicabile nemmeno alle locazioni commerciali, qualunque sia la data della loro conclusione. In effetti, questi contratti sono sottoposti a un regime di revisione che contrasta essa stessa l’imprevedibilità attraverso disposizioni di ordine pubblico sia per la protezione dell’inquilino che per la gestione del mercato della locazione commerciale ( ; nello stesso senso, CA Versailles 12-12-2019 n° 18/07183). Lo stesso vale per l’articolo 1793 del codice civile, che stabilisce regole speciali per la fissazione del prezzo di un contratto forfettario (CA Douai 23-1-2020 n. 19/01718).

2. Diritto di chiedere la revisione del contratto

Il diritto di chiedere la revisione del contratto è, a parere di chi scrive, un diritto di ordine pubblico, per lo meno un diritto di protezione, di cui nessuna parte del contratto può spogliarsi nel contratto come se fosse un diritto suppletivo. In effetti, il diritto suppletivo è un diritto che deve riflettere la volontà delle parti, e non quella della legge (F. Terré, Introduction générale au droit: Dalloz 2e éd. n° 425); è dunque a disposizione delle parti che possono rinunciarvi in anticipo a loro discrezione (cfr. Cass. 1e civ. 25-2-1964 GP 1964.1.391, che ritiene possibile la rinuncia di un contraente). Tuttavia, la formulazione dell’articolo 1195 del Codice Civile non dà alcuna indicazione sulla possibilità che le parti possano rifiutarlo a piacimento.

Il primo elemento che potrebbe essere invocato in questo senso è il verbo ‘può’, che indica che una parte ha la possibilità di chiedere una rinegoziazione del contratto. Tuttavia, dalla possibilità di invocare un diritto non deriva la possibilità di disporne a piacimento, poiché la libera disposizione di un diritto dipende dallo scopo assegnatogli dalla legge. Ora, dal contesto in cui è stato redatto l’articolo 1195, è chiaro che la legge ha voluto interrompere la giurisprudenza che per 140 anni aveva negato tale diritto. Allo stesso modo, significava che questo rifiuto era ingiustificato e quindi che la parte che lo subisce meritava di essere protetta.

Lo stesso vale per il secondo elemento che porterebbe a concludere che la rinuncia è possibile. Il testo prevede espressamente che un cambiamento imprevedibile di circostanze che rende l’esecuzione del contratto eccessivamente oneroso per una parte può essere invocato solo dalla parte “che non aveva accettato di assumere il rischio”. In termini positivi, una parte può effettivamente rinunciare alla rinegoziazione del contratto se si impegna a sostenere il costo supplementare di esecuzione dei suoi obblighi causato dal cambiamento imprevedibile. Ma per quanto riguarda l’assunzione di un’obbligazione, essa deve, come ogni obbligazione, essere assunta con certezza e per uno scopo specifico o determinabile, come spiegato.

3. Cambiamento dovuto a circostanze imprevedibili al momento della conclusione del contratto

Una parte può chiedere una rinegoziazione del contratto se un cambiamento di circostanze imprevedibile al momento della conclusione del contratto rende la sua esecuzione eccessivamente onerosa e se non ha accettato in contratto di sopportarne il rischio (C. civ. art. 1195, comma 1).

In mancanza di una definizione precisa del carattere imprevedibile del cambiamento di circostanze, le parti possono farsi un’idea di questo attraverso le decisioni che hanno definito il carattere imprevedibile della forza maggiore. Queste decisioni sono trasponibili perché l’imprevedibilità, come la forza maggiore, è una violazione del principio imperativo della forza vincolante del contratto. Può quindi, come la forza maggiore, essere accettata solo rigorosamente.

Se il cambiamento imprevedibile è avvenuto o è invocato dopo il rinnovo tacito del contratto, la valutazione del cambiamento sarà fatta in relazione al contenuto del contratto originale; infatti, se il contratto risultante dal rinnovo tacito è un nuovo contratto, il rinnovo avviene alle stesse condizioni, essendo l’esecuzione del nuovo contratto negli stessi termini.

Le parti possono tentare di identificare l’imprevedibilità delle circostanze introducendo nel loro contratto una definizione concreta dell’imprevedibilità secondo il costo addizionale che il cambiamento può comportare.

Le modifiche al contratto in Francia

Divieto di modifica del contratto in Francia

1. Divieto di modifica unilaterale di una parte

Tranne le deroghe permesse dalla legge una parte non può imporre all’altra parte una modifica del contratto che ritiene essere nel suo interesse.
La regola stabilita fin dal 1804 dall’ex articolo 1134, paragrafo 2, del codice civile è stata riprodotta nella sua forma attuale dal 1° ottobre 2016 dal  nuovo articolo 1193.

Il divieto di modifica unilaterale di un contratto è una questione di ordine pubblico internazionale francese (CA Paris 8-2-2002: JCP E 2002.pan.1808).

Ne consegue che in giurisprudenza :

il semplice rifiuto di una parte di rinegoziare un contratto non può costituire una colpa per la parte che si rifiuta (Cass. com. 18-9 2012 n° 11-21.790: RJDA 1/13 n° 64); lo stesso vale per il tentativo di rinegoziare i termini del contratto (Cass. com. 18-12-2012 n° 11-27.296: RJDA 3/12 n° 192);

Tuttavia, tale rifiuto potrebbe essere considerato illecito se violasse l’obbligo di lealtà e di esecuzione in buona fede del contratto (cfr. Cass. 1e civ. 16-3-2004 n° 01-15.804: RJDA 7/04 n° 788).

Qualsiasi modifica posta in essere da una parte è illecita se incide sugli obblighi del contratto.

Salvo l’eventuale risarcimento per il rifiuto in malafede della parte di prendere in considerazione la richiesta di modifica fatta dall’altra parte, le seguenti applicazioni del divieto rimangono valide:

  • un contraente, vincolato anche da un contratto a tempo indeterminato, non può validamente, cioè senza incorrere in abuso risolvere unilateralmente il contratto per il solo fatto che l’altra parte ha rifiutato di continuare la sua prestazione alle condizioni meno vantaggiose per la stessa, avendo il diritto di rifiutare di modificare i termini del contratto (Cass. com. 20-12-1976 n° 75-13.732: Bull. civ. IV n° 328; Cass. com. 14-12-1977: JCP G 1978.IV.49 CA Paris 13-4-1995: BTL 1995.619);
  • l’appaltatore che ha affidato dei lavori ad un altro appaltatore non può, di sua iniziativa, modificare i termini di pagamento e, di fronte al rifiuto di quest’ultimo, risolvere il contratto (CA Aix 8-1-1981: Boll. Cour d’Aix 1981/2 p. 23);
  • una parte che si è impegnata ad un determinato prezzo per una determinata transazione non può pretendere un supplemento di prezzo con la motivazione che le condizioni di esecuzione fossero più onerose di quelle pattuite, per mancanza di informazioni (CA Aix 23-9-1993: BL 1994.512; rappr. Cass. com. 30-10-2000: BTL 2000.784);
  • il nuovo franchisor che prende il posto del precedente franchisor non può modificare gli impegni di quest’ultimo senza l’accordo del franchisee (Cass. com. 3-1-1996: RJDA 4/96 n° 490);
  • un assicuratore modifica unilateralmente la polizza quando decide unilateralmente di aumentare il premio

Tuttavia, la modifica decisa unilateralmente può essere considerata valida a condizione che il co-contraente sia avvertito in tempo utile e con riserva del suo diritto di risolvere il contratto;

2. Divieto di modifica giudiziaria

Anche la stessa autorità giudiziaria non può modificare il contratto.

Il giudice non può, per esempio:

  • in presenza di una clausola che prevede il rimborso delle spese di installazione nel caso in cui l’attrezzatura prestata sia stata restituita o ripresa prima di dieci anni, ridurre la somma da rimborsare in ragione del fatto che al termine dei dieci anni il prestatore non avrebbe avuto diritto ad alcun rimborso e che l’attrezzatura era stata utilizzata per quattro anni (Cass. com. 2-12-1947: GP 1948.1.36; nello stesso senso, Cass. com. 24-9-1981: GP 1982.pan.63);
  • imporre al fornitore di un software di adattarlo nel corso del contratto ai cambiamenti legislativi, in assenza di una clausola che crea tale obbligo (CA Rouen 21-6-2018 n° 16/05587: RJDA 11/18 n° 821).

Tuttavia, il giudice potrebbe procedere a una revisione del contratto se fosse investito di un potere di mediazione e di arbitrato secondo le disposizioni dell’articolo 12, paragrafo 4 del codice di procedura civile (TGI Parigi 6-6-1979: Bull. inf. C. cass. 1980 n. 32) o invitare le parti a presentare proposte volte a ristabilire l’equilibrio contrattuale, a condizione che il contratto preveda un obbligo di cooperazione leale e di solidarietà che non vieta di prendere in considerazione gli sforzi di ciascuna parte (CA Nancy 26-9-2007: D. 2008.1120 nota Boutonnet).

Condizioni per la validità dell’esclusività nei contratti di distribuzione in Francia

Validità dell’esclusività nei contratti in Francia

Proseguendo l’analisi sul contratto di distribuzione in Francia e, in particolare, focalizzandoci sulla CLAUSOLA DI ESCLUSIVA, faccio presente come, per essere legittima, la clausola di esclusività deve soddisfare due condizioni:

deve essere determinata o determinabile quanto all’ambito territoriale ove si applica (CA Parigi 26-9-1991: RJDA 12/91 n° 1014) e limitata nel tempo (Cass. com. 2-12-1969: D. 1970.203);

Violazione dell’esclusività

Violazione da parte di terzi

Il beneficiario di una clausola di esclusività può esigere da qualsiasi terzo che venda i prodotti coperti dalla clausola di esclusività nel suo territorio di risarcirlo del pregiudizio causatogli dalle vendite che ivi effettuate (C. com. art. L 442-2).

A tal fine, il beneficiario della clausola di esclusività deve dimostrare che il terzo era a conoscenza di tale esclusività e tuttavia l’ha deliberatamente ignorata (cfr Cass. Com. 22-2-1967: Boll. Civ. III p. 81; CA Aix 14-10-1958: JCP G 1959.II.10924; CA Paris 24-1-1983: D. 1983.IR.421, nota Serra).

Il fornitore che ha concesso l’esclusiva deve inoltre assicurarsi che sia rispettata dai terzi ai quali l’ha concessa (Cass. Com. 20-2-2007 n° 04-17.752: RJDA 12/07 n° 1219; Cass. Com. 20-9-2016 n° 13-15.935: Boll. Civ. IV n° 117; Cass. Com. 8-6-2017 n° 15-26.755 DF: RJDA 2/08 n° 117).

Violazione da parte del fornitore

Quando il fornitore stesso disattende l’esclusività, è esposto al risarcimento del danno in favore del proprio distributore, fatta salva l’eventuale risoluzione del contratto nel caso in cui l’esclusività fosse stata determinante nella formazione del contratto (Cass .com. 9-2-1966: Boll. civ. III n° 88).

Nello specifico, portando qualche esempio, viola l’esclusività il fornitore che:

  • pubblica sulla stampa regionale, all’insaputa del suo distributore, un annuncio pubblicitario apparentemente destinato a provvedere alla sua sostituzione ma che, comunque, viola l’esclusività in parte del territorio assegnato (Cass. com. 18 -1-1967: Boll. Civ. III p. 21; nello stesso senso, Cass. Com. 12-11-1996: RJDA 3/97 n° 343);
  • esso stesso vende i propri prodotti direttamente ai clienti o ai concorrenti del proprio distributore nel settore a questi riservato (Cass. com. 9-2-1966; Cass. com. 31-5-1983: Boll. civ. IV n. ° 165) o sotto forma di società di cui ha acquisito il controllo (CA Paris 9-6-1995: DA 1995.20);
  • non adotta le misure necessarie affinché il suo ex distributore cessi di utilizzare la pubblicità del proprio marchio e di essere rifornito da altri distributori limitrofi (Cass. com. 4-2-1986; rappr. Cass. com. 8-6-2017 n. ° 15-26.755 FD: RJDA 1/18 n° 117);
  • concede a un terzo, in corso di contratto, un diritto di distribuzione nel settore riservato al distributore esclusivo (Cass. com. 3-11-2004 n° 1524: RJDA 5/05 n° 539).

Tuttavia, il fornitore rimane autorizzato ad effettuare vendite per riparazioni in favore di un appaltatore che esegue lavori per conto e nei locali del fornitore (Cass. Com. 15-5-1973: Boll. Civ. IV p. 154) o a vendere direttamente allorquando non viene pagato dal distributore perché si avvale in tal modo dell’eccezione di inadempimento; gli è, comunque, preclusa tale possibilità, quando effettua tali operazioni per scegliere altro distributore esclusivo senza aver, prima, gito per far pronunciare la risoluzione giudiziale dell’accordo.

La clausola di distribuzione esclusiva nel contratto di distribuzione selettiva in Francia

Inizio col ricordare come in Francia, l’accordo di distribuzione selettiva (“DISTRIBUTION SÉLECTIVE”) è un accordo con il quale un fornitore/produttore, volendo preservare la reputazione dei propri prodotti, si impegna a vendere i beni o servizi contrattuali, direttamente o indirettamente, solo a distributori selezionati sulla base di criteri definiti, e con il quale tali distributori si impegnano a non vendere tali beni o servizi a distributori non autorizzati nel territorio loro riservato (Esenzione Reg. 330/2010 CE del 20-4-2010 art. 1, 1-e).

Quando si parla di DISTRIBUZIONE ESCLUSIVA si fa riferimento a quella clausola con cui il produttore riconosce al distributore che quest’ultimo sarà l’unico ad avere il diritto di vendere i prodotti in questione su un territorio definito. Si raccomanda di stipulare espressamente questa clausola di esclusiva perché i tribunali ne valutano rigorosamente l’esistenza (Cass. com. 19-11-2002 n° 1878: RJDA 5/03 n° 482; CA Parigi 8-9-1995: GP 1996.som.421; CA Lione 20-2-2003 n° 01/03835: RJDA 11/03 n° 1055; per un esempio di riconoscimento dell’esistenza di un’esclusiva tacitamente concordata, Cass. com. 3-7-2001: RJDA 1/02 n° 35).

Regime di distribuzione esclusiva

Informazioni precontrattuali per il distributore

Il fornitore che, con un contratto concluso nel comune interesse, mette a disposizione del distributore, al quale richiede un impegno esclusivo, il proprio nome commerciale, il proprio marchio o la propria insegna deve, almeno venti giorni prima della conclusione del contratto, fornire a quest’ultimo informazioni veritiere che gli permettano di impegnarsi con piena cognizione di causa (C. com. art. L 330-3, R 330-1 e R 330-2, che definisce il contenuto del documento e che punisce la mancata comunicazione con una multa di 1.500 euro).

Tale obbligo, qualificato come legge di polizia (CA Parigi 25-10-2011 n° 10/24023: RDC 2012.563 obs. Racine; contra, CA Parigi 30-11-2001: Lettre distrib. février 2002 p. 2), importa che che:

  1. le parti sono vincolate da clausole che prevedano, da un lato, la messa a disposizione dell’insegna, del nome o del marchio e, dall’altro, un impegno di esclusività per l’esercizio dell’attività in questione (Cass. com. 10-2-1998: RJDA 6/98 n° 705: applicazione ad un contratto di locazione di gestione; CA Toulouse 3-12-2002 n° 01/05142: D. 2003.som.2432 obs. Ferrier: applicazione a un contratto che faceva riferimento a un’appendice contenente i due obblighi reciproci; CA Paris 2-10-2013 No. 10/19115: RJDA 4/14 No. 322: applicazione a un contratto di gestione della locazione accoppiato a un contratto di franchising anche se l’obbligo di informazione era rispettato per questo contratto);
  2. l’impegno, anche di quasi-esclusività, si riferisce ai prodotti oggetto del contratto, indipendentemente dal fatto che il distributore abbia la possibilità di esercitare attività non concorrenziali (Cass. com. 19-1-2010 n. 09-10.980: RJDA 5/10 n. 495; CA Paris 2-10-2013;)
  3. un contratto corrispondente alle suddette caratteristiche viene concluso con un distributore, sia esso un franchisee o un rivenditore (Cass. com. 21-2-2012 No. 11-13.653: RJDA 8-9/12 No. 762) e non appena un nuovo distributore sostituisce il distributore iniziale (Cass. com. 21-2- 2012).
  4. L’obbligo si considera soddisfatto se le informazioni richieste dalla legge sono state comunicate prima della conclusione definitiva dell’accordo, indipendentemente dal fatto che il contratto prevedesse l’entrata in vigore in una data anteriore

Quando tale non viene rispettato, il distributore può richiedere:

  1. Che venga dichiarata la nullità del contratto se prova che il suo consenso è stato viziato ed estorto a causa di mancanza dell’informazione preventiva (sull’esistenza del vizio: Cass. com. 13-6-2018 n° 17-10.618 FD: RJDA 8-9/18 n° 635 som. CA Versailles 16-1-2018 n° 16/01300 : RJDA 8-9/18 n° 636 ; CA Paris 15-2-2018 n° 15/10648 : RJDA 6/18 n° 494 ; sull’assenza di un difetto : Cass. com. 16-5-2000 : RJDA 11/00 n° 974 ; Cass. com. 7-7-2004 n° 1164 : RJDA 1/05 n° 25 ; Cass. com. 21-6-2016 n° 15-10.029 : RJDA 10/16 n° 679) o dell’insufficienza o inesattezza delle informazioni (Cass. com. 12-6-2012 n° 11-19.047 : D. 2012. 2079 nota Disseaux; CA Paris 22-5-2008 n° 06/17959: RJDA 11/08 n° 1112; CA Montpellier 21-10-2014 n° 13/03206 e 13/03207).
  2. I danni, se subisce un danno, indipendentemente dal fatto che il fornitore non vizi il suo consenso (Cass. com. 7-3-1995: RJDA 7/95 n° 836; CA Paris 3-2- 1994: RJDA 7/94 n° 796 , concedendo 20 milioni di franchi e, in appello, Cass. Com. 30-1-1996: RJDA 6/96 n° 776), ma in caso di frode da parte del fornitore, solo se il danno subito non è imputabile esclusivamente al distributore (Cass. com. 27-1-2009 n° 07-21.616: RJDA 5/09 n° 419).

Il danno risarcibile è quello derivante dalla perdita della possibilità di non contrarre o di contrarre a condizioni più vantaggiose e non da quello di ottenere i guadagni attesi (Cass. Com. 25-11-2014 n° 13- 24.658: RJDA 10/15 n° 646: annullamento della sentenza che aveva riparato la perdita della possibilità di riscuotere la somma figurante nelle previsioni).

Il Contratto di Cooperazione o Paternariato

Identificazione dei contratti di cooperazione e paternariato

A nostro parere, la qualifica di “contratto di cooperazione”, che ora tende a chiamarsi “contratto di partenariato”, dovrebbe essere attribuita a quegli accordi che soddisfano le seguenti caratteristiche.

  1. Questi accordi devono essere anzitutto giuridicamente considerati come contratti.
  2. Sono indubbiamente contratti quando contengono impegni su servizi definiti o determinabili. Tuttavia, le parti spesso tendono a non considerarli tali, perché ritengono che il loro oggetto debba essere flessibile e costantemente adattabile ai cambiamenti e che dichiarando che “faranno di tutto per andare d’accordo”, che “faranno del loro meglio”, “secondo necessità”, o anche “ragionevolmente”, hanno fatto solo vaghe promesse.
    Questa percezione – a giudicare dal contenuto di detti accordi che è lecito osservare – è generalmente imprecisa, poiché contengono, in realtà, promesse certe di negoziare i necessari adeguamenti. Tuttavia, tali promesse, se lasciano la possibilità di non concludere le modifiche e le integrazioni previste, obbligano in ogni caso a cercare, in buona fede, di giungere alla loro conclusione.
  3. Devono includere gli indizi della volontà delle parti di cooperare, come la promessa di cooperare e le varie modalità di attuazione di questa promessa: in particolare, un preambolo esplicito sui pro e i contro del contratto, un impegno a negoziare tutte le esigenze future di adattamento, una struttura ad hoc per le decisioni concertate o comuni, e un “giuramento di fede” per agire in fiducia e lealtà.

La qualifica di contratto di “cooperazione”

è stata applicata a un contratto basato sui termini di una premessa che prevedeva che le parti cooperassero per portare avanti un progetto comune senza, tuttavia, alcun obbligo di realizzarlo (CA Paris 15-2-2006: JCP G 2006.IV.1869).
I contratti di cooperazione nel senso qui utilizzato non devono essere confusi con i cosiddetti accordi di “cooperazione commerciale” tra fornitori e distributori, che sono soggetti a regole speciali molto severe (MCC n. 84500 e seguenti). Possono effettivamente includere servizi di cooperazione ai sensi di queste regole, ma il loro scopo non si identifica esclusivamente con essi.

Le regole applicabili

Il riconoscimento del contratto di cooperazione come sopra definito deve comportare l’assoggettamento di tali contratti a tre norme:

1. norme speciali in grado di tradurre in fatti lo specifico impegno alla cooperazione, quali:

    • estensione della libertà contrattuale tra soci paritari; obbligo di prestazione dei servizi inerenti l’impegno a collaborare;
    • valutazione rigorosa della due diligence;
    • diritto del mediatore di concludere il contratto in assenza di accordo tra le parti

Tali regole derivano dall’obbligo di eseguire i contratti in buona fede (C. civ. art. 1104 nuovo; ex art. 1134) e dall’impegno a cooperare comportando rafforzati requisiti di buona fede.

2. Regole dei contratti cui corrispondono i servizi scambiati tra le parti, in generale quelli di vendita e/o del contratto aziendale (di “servizi” dal 1° ottobre 2016, a tale data) e ai quali si sovrappone l’intenzione specifica di cooperazione;

Tuttavia, il titolo formalmente conferito risultante, ove applicabile, da espresso accordo deve essere rispettato dal giudice, salvo il caso di frode rispetto una norma di ordine pubblico.

3. Regole del diritto comune, fatta salva, se del caso, l’applicazione delle regole commerciali e/o quelle dei contratti internazionali.

Riforma dei titoli in Francia

LA CLAUSOLA DI RISERVA DI PROPRIETÀ MARGINALMENTE MODIFICATA DALL’ORDINANZA DI RIFORMA DEI TITOLI

ORD. 2021-1192 DEL 15-9-2021 : JO 16 TESTO N° 19

Un sub-acquirente di un bene che è tenuto a pagare il prezzo di vendita al venditore che si è riservato la proprietà del bene potrà sollevare le stesse eccezioni che poteva opporre al proprio venditore.

La clausola di riserva di proprietà consente al venditore di un bene di conservarne la proprietà fino al completo pagamento del prezzo. Se il bene viene rivenduto o smarrito dall’acquirente, il diritto del venditore riservatario si trasferisce, come ricordiamo, al credito dell’acquirente nei confronti del suo subacquirente (vale a dire sul prezzo di rivendita) o sull’indennità assicurativa surrogata al bene (C. civ. art. 2372, al. 1).

A partire dal 1° gennaio 2022, il subacquirente o l’assicuratore chiamato a pagare i fondi al venditore con riserva di proprietà potrà sollevare contro di esso le eccezioni inerenti al debito nonché le eccezioni derivanti dalla sua relazione con il proprio venditore (a sua volta primo sub-acquirente) (art. 2372, comma 2 nuovo).

Si prega di notare:

L’ordinanza ribalta così la giurisprudenza della Corte di Cassazione, che attualmente vieta al subacquirente, anche in buona fede, di sollevare contro il venditore con riserva di proprietà le eccezioni che potrebbe sollevare contro il proprio venditore (in particolare, Cass. com. 5-6-2007 n. 05-21.349 FS-PB: RJDA 11/07 n. 1132; Cass. com. 18-1-2011 n. 07-14.181 F-D: RJDA 10/20 n. 536, negando al subacquirente la facoltà di invocare la non conformità dell’immobile).

Si tratta, come sottolinea la relazione al Presidente della Repubblica, di un allineamento con il regime della cessione dei crediti (c. civ. art. 1324, comma 2) e della surroga (art. 1346-5, co. 3). La conoscenza del differimento del diritto del venditore riservante sul prezzo di rivendita o sull’indennizzo assicurativo avverrà non oltre la data in cui il venditore reclama tale somma dal sub-acquirente o dall’assicuratore.

I contratti internazionali di spedizione e trasporto

I contratti internazionali

Quando si parla di contratti internazionali si fa riferimento ad un istituto contrattuale transnazionale che si concreta nello scambio di beni o nella prestazione di servizi, a titolo oneroso o a titolo gratuito, fondato su un atto volontario tra soggetti appartenenti ad entità statali differenti.

Poniamo la nostra attenzione sui contratti di spedizione e di trasporto che si collocano all’interno dei servizi di logistica i quali, secondo la definizione data dalla Society Of Logistic Engineers, (SOLE) è “arte e scienza dell’organizzazione, della progettazione e dell’attività tecnica riguardante i requisiti, la definizione, la fornitura e le risorse necessarie a supportare obiettivi, piani ed operazioni”.

Nel caso de quo, tali servizi sono costituiti dal trasporto di merce e prodotti da un luogo all’altro nei/entro i tempi previsti, nel modo più efficiente possibile e al minor costo possibile, dalla gestione dei processi di scambio dei dati e informazioni relative al trasporto. In aggiunta, essi risultano costituiti anche da alcune prestazioni tipiche del trasporto dei beni.

I contratti di trasporto e spedizione

Per contratto di spedizione si intende un particolare tipo di mandato, attraverso il quale colui che spedisce fisicamente l’oggetto (denominato spedizioniere), assume l’obbligo di concludere per conto del mandante, e di spese proprie, un contratto di trasporto con chi svolge il lavoro di corriere.

  • Questo prevede anche il compimento di tutta una serie di operazioni accessorie al fine della spedizione tramite corriere.
  • Col contratto di trasporto, invece,  si formalizza l’obbligo di un vettore ad eseguire il trasporto con i propri mezzi, o in alternativa con mezzi di altri vettori, assumendosi in proprio i rischi dell’esecuzione.
  • In particolare, con tale tipo di contratto, il vettore si obbliga, verso corrispettivo, a trasferire persone o cose da un luogo a un altro, per via terra, mare o aria. Il contratto, come detto,  rientra nel novero dei contratti di prestazione di servizi e, in particolare, si inserisce nella fattispecie negoziale della locatio operis.
  • Distinguiamo il trasporto di persone (artt. 1681-1682 c.c.), esso può essere a titolo oneroso o gratuito, a seconda che sia richiesta, o meno, la corresponsione di denaro a fronte dell’obbligo di trasporto, ovvero amichevole (o di cortesia), laddove manchi l’obbligazione; dal trasporto di cose (artt. 1683-1702 c.c.) il contratto è concluso tra vettore e mittente. Il primo, ricevuto in consegna il bene materiale, è obbligato ad eseguire il trasporto in ossequio a modalità e termini del contratto ovvero, in assenza, secondo la legge e gli usi, nonché a custodire le cose da trasportare o a riconsegnare le cose presso il luogo di destinazione, rispettando quanto indicato dal mittente.
  • Sebbene possano apparire simili, contratto di spedizione e trasporto hanno una differenza peculiare a livello di legge e legislatura, ovvero nel secondo il vettore si impegna a eseguire il trasporto con mezzi propri, assumendosi gli eventuali rischi.

Nel contratto di spedizione, invece, si obbliga a concludere il trasporto facendo intervenire altri soggetti.

Per trasporto internazionale di beni s’intende l’attività di trasferimento di merci con mezzi di trasporto (nave, aereo, rotaia, gomma, misto in container), il cui punto di partenza e quello di arrivo sono situati in Paesi differenti, anche quando l’esecuzione completa del relativo trasporto richieda di effettuare trasbordi o varie soste delle merci trasportate.

A tal fine l’art. 3 del Modello OCSE contro le doppie imposizioni ha fornito la seguente definizione: “Per trasporto internazionale si intende il trasporto effettuato, nel traffico internazionale, a mezzo nave od aeromobile da parte di un’impresa la cui sede di direzione effettiva è situata in uno Stato contraente. Gli utili così generati sono tassati esclusivamente nello Stato di ubicazione della sede di direzione effettiva dell’impresa, sì da evitare ogni possibile doppia imposizione in capo alla società operante nel traffico internazionale.

A ciò si aggiunga come l’art. 9 d.P.R. n. 633 del 26.10.72 stabilisce che sono considerati servizi internazionali o connessi con gli scambi internazionali, non imponibili IVA:

  •  i trasporti di beni in esportazione, in transito o in temporanea importazione, nonché i trasporti di beni in importazione definitiva i cui corrispettivi siano inclusi nella base imponibile (della bolletta doganale),
  • i servizi di spedizione relativi ai trasporti di beni in esportazione, in transito o in temporanea importazione, nonché ai trasporti di beni in importazione sempreché i corrispettivi dei servizi di spedizione siano inclusi nella base imponibile (bolletta doganale).

Notiamo, infine come la documentazione che testimonia il rapporto relativo al trasporto internazionale
dei beni è rappresentata da:

  1. contratti sottoscritti dalle parti interessate,
  2. lettera di vettura (art. 1691 c.c.) o ricevuta di carico all’ordine (art. 1684 c.c.) rilasciata dal vettore al
    mittente

 

I termini e le clausole specifiche del contratto di lavoro VRP

Lo status giuridico di VRP permette di andare oltre il quadro del contratto collettivo di lavoro.
Infatti, alcune clausole specifiche devono essere aggiunte al contratto di VRP

Il periodo di prova

Non può essere più lungo di 3 mesi.
In caso di risoluzione del contratto durante tale periodo, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere una commissione di rientro a campione, sulle commesse già effettuate presso il VRP ma non ancora inviate al datore di lavoro.
Anche il licenziamento è soggetto agli stessi diritti degli altri dipendenti.

L’orario di lavoro

Le regole legali delle 35 ore non si applicano allo status di VRP, tranne nel caso di accordi e clausole speciali.

Remunerazione

Il VRP può essere remunerato con salario fisso e/o commissioni, i cui importi e metodi di calcolo sono determinati liberamente dalle parti. Le commissioni devono essere pagate almeno ogni 3 mesi.

Il VRP ha diritto a un reddito minimo forfettario di almeno 520 volte lo SMIC (i.e. salario minimo) orario prevalente. Non c’è un minimo per il rappresentante multi-categoria.

Se il rappresentante è soggetto a un orario di lavoro fisso, e quindi controllabile, è soggetto allo SMIC. Se l’orario, al contrario, non è fisso, non sarà soggetto alle norme sull’orario di lavoro e quindi non potranno essere pagati gli straordinari.

Con riferimento alle ferie, le regole del diritto del lavoro si applicano ai VRP come ai dipendenti e, pertanto, questi ne avrà diritto.

I termini del rimborso delle spese professionali sono generalmente specificati nel contratto, sia su base forfettaria, sia incorporando il tasso di commissione, sia giustificando le spese effettive.

Area geografica di attività:

L’area geografica di attività deve essere specificata, così come la categoria di clienti.
Se c’è un’esclusiva, questa deve essere indicata: diversamente, il VRP potrà rappresentare un’altra azienda o un altro prodotto, escludendosi, in tal caso, la concorrenza sleale.

Dimissioni, licenziamento, violazione del contratto

In caso di dimissioni o licenziamento con un contratto a tempo indeterminato, il periodo di preavviso deve essere almeno uguale a quello stabilito dagli accordi o dagli usi.

Non può mai essere inferiore a un mese durante il primo anno del contratto, due mesi durante il secondo anno e tre mesi per gli anni a seguire.

In caso di violazione del contratto, si può specificare una clausola di non concorrenza futura, limitata nel tempo e nello spazio, con una compensazione finanziaria.

In generale, il VRP è libero nella propria organizzazione. Tuttavia, i termini e le condizioni possono essere specificati, come l’uso di articoli e campioni, fatturato e vendite minime, rapporti regolari, programmi di previsione, ecc.

L’esecuzione del contratto VRP è caratterizzata dall’applicazione della maggior parte dei benefici concessi in generale ai dipendenti, così come la legislazione sociale. Il VRP è assimilato alla categoria dei dipendenti e può quindi beneficiare delle disposizioni più favorevoli previste dai contratti collettivi. Questo comporta anche l’applicazione delle norme dettate in materia di diritto del lavoro, tranne che per determinate regole riguardanti l’orario di lavoro, difficili da controllare.

Lo status di VRP è uno status speciale, per il quale bisogna fare attenzione. In effetti, diverse clausole specifiche devono essere inserite in contratto che dovrà essere il più dettagliato possibile al fine di evitare qualsiasi controversia. Infatti, a causa della natura specifica di questa attività, il contratto VRP deve essere giuridicamente solido per proteggere al meglio gli interessi di entrambe le parti.

I requisiti per ottenere lo Status di VRP

Il VRP – voyageurs, représentants et placiers – si differenzia dai venditori salariati in generale per le condizioni stabilite dallo statuto e dal contratto di lavoro che lo lega all’impresa.Le condizioni per ottenere lo status di VRP:

  1. lavorare per uno o più datori di lavoro;
  2. Lavorare esclusivamente e costantemente come rappresentante commerciale;
  3. Non effettuare alcuna transazione commerciale per conto proprio.

Se queste condizioni legali non sono soddisfatte nella loro totalità, un accordo convenzionale può ancora essere raggiunto tra il datore di lavoro e il dipendente, a condizione che quest’ultimo abbia un vantaggio.

La Rappresentanza Commerciale

L’articolo L7311-3 del Codice del lavoro si limita a stabilire, ma senza dare una definizione reale dello status di VRP, l’attività di rappresentanza.
Per rappresentanza commerciale si intende la circolazione esterna all’azienda finalizzata alla ricerca di clienti, anche attraverso la negoziazione con questi ultimi.

Prospezione

La prospezione è generalmente definita come l’attività di ricerca metodica dei clienti. Quindi trovare una clientela è una condizione necessaria per ottenere la qualità di VRP. Inoltre, come accennato in precedenza, tale clientela deve essere ricercata personalmente per ottenere lo status di VRP.

Trasferte

La rappresentanza commerciale attraverso la prospezione del cliente si manifesta anche con il viaggio del VRP al di fuori dell’azienda. Questo è un altro principio, che implica lo spostamento fisico necessario volto a incontrare i clienti. Lo status di VRP genera anche una grande autonomia. Infatti, l’autonomia nella ricerca dei clienti è una delle conseguenze proprio del principio dello spostamento fisico verso i clienti.

Acquisizioni di ordini

Un’altra conseguenza della rappresentanza commerciale è l’acquisizione degli ordini. Questo è lo scopo della prospezione, che idealmente si conclude con un’acquisizione di un ordine o un più ordini di acquisto consecutivo. Prendere ordini è quindi diventato uno degli elementi costitutivi dell’attività di VRP. Una volta soddisfatte, queste condizioni, è possibile sia per il VRP che per il datore di lavoro di decidere insieme di stabilire un contratto di lavoro specifico per lo status di VRP.

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