Le modifiche al contratto in Francia

Divieto di modifica del contratto in Francia

1. Divieto di modifica unilaterale di una parte

Tranne le deroghe permesse dalla legge una parte non può imporre all’altra parte una modifica del contratto che ritiene essere nel suo interesse.
La regola stabilita fin dal 1804 dall’ex articolo 1134, paragrafo 2, del codice civile è stata riprodotta nella sua forma attuale dal 1° ottobre 2016 dal  nuovo articolo 1193.

Il divieto di modifica unilaterale di un contratto è una questione di ordine pubblico internazionale francese (CA Paris 8-2-2002: JCP E 2002.pan.1808).

Ne consegue che in giurisprudenza :

il semplice rifiuto di una parte di rinegoziare un contratto non può costituire una colpa per la parte che si rifiuta (Cass. com. 18-9 2012 n° 11-21.790: RJDA 1/13 n° 64); lo stesso vale per il tentativo di rinegoziare i termini del contratto (Cass. com. 18-12-2012 n° 11-27.296: RJDA 3/12 n° 192);

Tuttavia, tale rifiuto potrebbe essere considerato illecito se violasse l’obbligo di lealtà e di esecuzione in buona fede del contratto (cfr. Cass. 1e civ. 16-3-2004 n° 01-15.804: RJDA 7/04 n° 788).

Qualsiasi modifica posta in essere da una parte è illecita se incide sugli obblighi del contratto.

Salvo l’eventuale risarcimento per il rifiuto in malafede della parte di prendere in considerazione la richiesta di modifica fatta dall’altra parte, le seguenti applicazioni del divieto rimangono valide:

  • un contraente, vincolato anche da un contratto a tempo indeterminato, non può validamente, cioè senza incorrere in abuso risolvere unilateralmente il contratto per il solo fatto che l’altra parte ha rifiutato di continuare la sua prestazione alle condizioni meno vantaggiose per la stessa, avendo il diritto di rifiutare di modificare i termini del contratto (Cass. com. 20-12-1976 n° 75-13.732: Bull. civ. IV n° 328; Cass. com. 14-12-1977: JCP G 1978.IV.49 CA Paris 13-4-1995: BTL 1995.619);
  • l’appaltatore che ha affidato dei lavori ad un altro appaltatore non può, di sua iniziativa, modificare i termini di pagamento e, di fronte al rifiuto di quest’ultimo, risolvere il contratto (CA Aix 8-1-1981: Boll. Cour d’Aix 1981/2 p. 23);
  • una parte che si è impegnata ad un determinato prezzo per una determinata transazione non può pretendere un supplemento di prezzo con la motivazione che le condizioni di esecuzione fossero più onerose di quelle pattuite, per mancanza di informazioni (CA Aix 23-9-1993: BL 1994.512; rappr. Cass. com. 30-10-2000: BTL 2000.784);
  • il nuovo franchisor che prende il posto del precedente franchisor non può modificare gli impegni di quest’ultimo senza l’accordo del franchisee (Cass. com. 3-1-1996: RJDA 4/96 n° 490);
  • un assicuratore modifica unilateralmente la polizza quando decide unilateralmente di aumentare il premio

Tuttavia, la modifica decisa unilateralmente può essere considerata valida a condizione che il co-contraente sia avvertito in tempo utile e con riserva del suo diritto di risolvere il contratto;

2. Divieto di modifica giudiziaria

Anche la stessa autorità giudiziaria non può modificare il contratto.

Il giudice non può, per esempio:

  • in presenza di una clausola che prevede il rimborso delle spese di installazione nel caso in cui l’attrezzatura prestata sia stata restituita o ripresa prima di dieci anni, ridurre la somma da rimborsare in ragione del fatto che al termine dei dieci anni il prestatore non avrebbe avuto diritto ad alcun rimborso e che l’attrezzatura era stata utilizzata per quattro anni (Cass. com. 2-12-1947: GP 1948.1.36; nello stesso senso, Cass. com. 24-9-1981: GP 1982.pan.63);
  • imporre al fornitore di un software di adattarlo nel corso del contratto ai cambiamenti legislativi, in assenza di una clausola che crea tale obbligo (CA Rouen 21-6-2018 n° 16/05587: RJDA 11/18 n° 821).

Tuttavia, il giudice potrebbe procedere a una revisione del contratto se fosse investito di un potere di mediazione e di arbitrato secondo le disposizioni dell’articolo 12, paragrafo 4 del codice di procedura civile (TGI Parigi 6-6-1979: Bull. inf. C. cass. 1980 n. 32) o invitare le parti a presentare proposte volte a ristabilire l’equilibrio contrattuale, a condizione che il contratto preveda un obbligo di cooperazione leale e di solidarietà che non vieta di prendere in considerazione gli sforzi di ciascuna parte (CA Nancy 26-9-2007: D. 2008.1120 nota Boutonnet).

Condizioni per la validità dell’esclusività nei contratti di distribuzione in Francia

Validità dell’esclusività nei contratti in Francia

Proseguendo l’analisi sul contratto di distribuzione in Francia e, in particolare, focalizzandoci sulla CLAUSOLA DI ESCLUSIVA, faccio presente come, per essere legittima, la clausola di esclusività deve soddisfare due condizioni:

deve essere determinata o determinabile quanto all’ambito territoriale ove si applica (CA Parigi 26-9-1991: RJDA 12/91 n° 1014) e limitata nel tempo (Cass. com. 2-12-1969: D. 1970.203);

Violazione dell’esclusività

Violazione da parte di terzi

Il beneficiario di una clausola di esclusività può esigere da qualsiasi terzo che venda i prodotti coperti dalla clausola di esclusività nel suo territorio di risarcirlo del pregiudizio causatogli dalle vendite che ivi effettuate (C. com. art. L 442-2).

A tal fine, il beneficiario della clausola di esclusività deve dimostrare che il terzo era a conoscenza di tale esclusività e tuttavia l’ha deliberatamente ignorata (cfr Cass. Com. 22-2-1967: Boll. Civ. III p. 81; CA Aix 14-10-1958: JCP G 1959.II.10924; CA Paris 24-1-1983: D. 1983.IR.421, nota Serra).

Il fornitore che ha concesso l’esclusiva deve inoltre assicurarsi che sia rispettata dai terzi ai quali l’ha concessa (Cass. Com. 20-2-2007 n° 04-17.752: RJDA 12/07 n° 1219; Cass. Com. 20-9-2016 n° 13-15.935: Boll. Civ. IV n° 117; Cass. Com. 8-6-2017 n° 15-26.755 DF: RJDA 2/08 n° 117).

Violazione da parte del fornitore

Quando il fornitore stesso disattende l’esclusività, è esposto al risarcimento del danno in favore del proprio distributore, fatta salva l’eventuale risoluzione del contratto nel caso in cui l’esclusività fosse stata determinante nella formazione del contratto (Cass .com. 9-2-1966: Boll. civ. III n° 88).

Nello specifico, portando qualche esempio, viola l’esclusività il fornitore che:

  • pubblica sulla stampa regionale, all’insaputa del suo distributore, un annuncio pubblicitario apparentemente destinato a provvedere alla sua sostituzione ma che, comunque, viola l’esclusività in parte del territorio assegnato (Cass. com. 18 -1-1967: Boll. Civ. III p. 21; nello stesso senso, Cass. Com. 12-11-1996: RJDA 3/97 n° 343);
  • esso stesso vende i propri prodotti direttamente ai clienti o ai concorrenti del proprio distributore nel settore a questi riservato (Cass. com. 9-2-1966; Cass. com. 31-5-1983: Boll. civ. IV n. ° 165) o sotto forma di società di cui ha acquisito il controllo (CA Paris 9-6-1995: DA 1995.20);
  • non adotta le misure necessarie affinché il suo ex distributore cessi di utilizzare la pubblicità del proprio marchio e di essere rifornito da altri distributori limitrofi (Cass. com. 4-2-1986; rappr. Cass. com. 8-6-2017 n. ° 15-26.755 FD: RJDA 1/18 n° 117);
  • concede a un terzo, in corso di contratto, un diritto di distribuzione nel settore riservato al distributore esclusivo (Cass. com. 3-11-2004 n° 1524: RJDA 5/05 n° 539).

Tuttavia, il fornitore rimane autorizzato ad effettuare vendite per riparazioni in favore di un appaltatore che esegue lavori per conto e nei locali del fornitore (Cass. Com. 15-5-1973: Boll. Civ. IV p. 154) o a vendere direttamente allorquando non viene pagato dal distributore perché si avvale in tal modo dell’eccezione di inadempimento; gli è, comunque, preclusa tale possibilità, quando effettua tali operazioni per scegliere altro distributore esclusivo senza aver, prima, gito per far pronunciare la risoluzione giudiziale dell’accordo.

La clausola di distribuzione esclusiva nel contratto di distribuzione selettiva in Francia

Inizio col ricordare come in Francia, l’accordo di distribuzione selettiva (“DISTRIBUTION SÉLECTIVE”) è un accordo con il quale un fornitore/produttore, volendo preservare la reputazione dei propri prodotti, si impegna a vendere i beni o servizi contrattuali, direttamente o indirettamente, solo a distributori selezionati sulla base di criteri definiti, e con il quale tali distributori si impegnano a non vendere tali beni o servizi a distributori non autorizzati nel territorio loro riservato (Esenzione Reg. 330/2010 CE del 20-4-2010 art. 1, 1-e).

Quando si parla di DISTRIBUZIONE ESCLUSIVA si fa riferimento a quella clausola con cui il produttore riconosce al distributore che quest’ultimo sarà l’unico ad avere il diritto di vendere i prodotti in questione su un territorio definito. Si raccomanda di stipulare espressamente questa clausola di esclusiva perché i tribunali ne valutano rigorosamente l’esistenza (Cass. com. 19-11-2002 n° 1878: RJDA 5/03 n° 482; CA Parigi 8-9-1995: GP 1996.som.421; CA Lione 20-2-2003 n° 01/03835: RJDA 11/03 n° 1055; per un esempio di riconoscimento dell’esistenza di un’esclusiva tacitamente concordata, Cass. com. 3-7-2001: RJDA 1/02 n° 35).

Regime di distribuzione esclusiva

Informazioni precontrattuali per il distributore

Il fornitore che, con un contratto concluso nel comune interesse, mette a disposizione del distributore, al quale richiede un impegno esclusivo, il proprio nome commerciale, il proprio marchio o la propria insegna deve, almeno venti giorni prima della conclusione del contratto, fornire a quest’ultimo informazioni veritiere che gli permettano di impegnarsi con piena cognizione di causa (C. com. art. L 330-3, R 330-1 e R 330-2, che definisce il contenuto del documento e che punisce la mancata comunicazione con una multa di 1.500 euro).

Tale obbligo, qualificato come legge di polizia (CA Parigi 25-10-2011 n° 10/24023: RDC 2012.563 obs. Racine; contra, CA Parigi 30-11-2001: Lettre distrib. février 2002 p. 2), importa che che:

  1. le parti sono vincolate da clausole che prevedano, da un lato, la messa a disposizione dell’insegna, del nome o del marchio e, dall’altro, un impegno di esclusività per l’esercizio dell’attività in questione (Cass. com. 10-2-1998: RJDA 6/98 n° 705: applicazione ad un contratto di locazione di gestione; CA Toulouse 3-12-2002 n° 01/05142: D. 2003.som.2432 obs. Ferrier: applicazione a un contratto che faceva riferimento a un’appendice contenente i due obblighi reciproci; CA Paris 2-10-2013 No. 10/19115: RJDA 4/14 No. 322: applicazione a un contratto di gestione della locazione accoppiato a un contratto di franchising anche se l’obbligo di informazione era rispettato per questo contratto);
  2. l’impegno, anche di quasi-esclusività, si riferisce ai prodotti oggetto del contratto, indipendentemente dal fatto che il distributore abbia la possibilità di esercitare attività non concorrenziali (Cass. com. 19-1-2010 n. 09-10.980: RJDA 5/10 n. 495; CA Paris 2-10-2013;)
  3. un contratto corrispondente alle suddette caratteristiche viene concluso con un distributore, sia esso un franchisee o un rivenditore (Cass. com. 21-2-2012 No. 11-13.653: RJDA 8-9/12 No. 762) e non appena un nuovo distributore sostituisce il distributore iniziale (Cass. com. 21-2- 2012).
  4. L’obbligo si considera soddisfatto se le informazioni richieste dalla legge sono state comunicate prima della conclusione definitiva dell’accordo, indipendentemente dal fatto che il contratto prevedesse l’entrata in vigore in una data anteriore

Quando tale non viene rispettato, il distributore può richiedere:

  1. Che venga dichiarata la nullità del contratto se prova che il suo consenso è stato viziato ed estorto a causa di mancanza dell’informazione preventiva (sull’esistenza del vizio: Cass. com. 13-6-2018 n° 17-10.618 FD: RJDA 8-9/18 n° 635 som. CA Versailles 16-1-2018 n° 16/01300 : RJDA 8-9/18 n° 636 ; CA Paris 15-2-2018 n° 15/10648 : RJDA 6/18 n° 494 ; sull’assenza di un difetto : Cass. com. 16-5-2000 : RJDA 11/00 n° 974 ; Cass. com. 7-7-2004 n° 1164 : RJDA 1/05 n° 25 ; Cass. com. 21-6-2016 n° 15-10.029 : RJDA 10/16 n° 679) o dell’insufficienza o inesattezza delle informazioni (Cass. com. 12-6-2012 n° 11-19.047 : D. 2012. 2079 nota Disseaux; CA Paris 22-5-2008 n° 06/17959: RJDA 11/08 n° 1112; CA Montpellier 21-10-2014 n° 13/03206 e 13/03207).
  2. I danni, se subisce un danno, indipendentemente dal fatto che il fornitore non vizi il suo consenso (Cass. com. 7-3-1995: RJDA 7/95 n° 836; CA Paris 3-2- 1994: RJDA 7/94 n° 796 , concedendo 20 milioni di franchi e, in appello, Cass. Com. 30-1-1996: RJDA 6/96 n° 776), ma in caso di frode da parte del fornitore, solo se il danno subito non è imputabile esclusivamente al distributore (Cass. com. 27-1-2009 n° 07-21.616: RJDA 5/09 n° 419).

Il danno risarcibile è quello derivante dalla perdita della possibilità di non contrarre o di contrarre a condizioni più vantaggiose e non da quello di ottenere i guadagni attesi (Cass. Com. 25-11-2014 n° 13- 24.658: RJDA 10/15 n° 646: annullamento della sentenza che aveva riparato la perdita della possibilità di riscuotere la somma figurante nelle previsioni).

Il Contratto di Cooperazione o Paternariato

Identificazione dei contratti di cooperazione e paternariato

A nostro parere, la qualifica di “contratto di cooperazione”, che ora tende a chiamarsi “contratto di partenariato”, dovrebbe essere attribuita a quegli accordi che soddisfano le seguenti caratteristiche.

  1. Questi accordi devono essere anzitutto giuridicamente considerati come contratti.
  2. Sono indubbiamente contratti quando contengono impegni su servizi definiti o determinabili. Tuttavia, le parti spesso tendono a non considerarli tali, perché ritengono che il loro oggetto debba essere flessibile e costantemente adattabile ai cambiamenti e che dichiarando che “faranno di tutto per andare d’accordo”, che “faranno del loro meglio”, “secondo necessità”, o anche “ragionevolmente”, hanno fatto solo vaghe promesse.
    Questa percezione – a giudicare dal contenuto di detti accordi che è lecito osservare – è generalmente imprecisa, poiché contengono, in realtà, promesse certe di negoziare i necessari adeguamenti. Tuttavia, tali promesse, se lasciano la possibilità di non concludere le modifiche e le integrazioni previste, obbligano in ogni caso a cercare, in buona fede, di giungere alla loro conclusione.
  3. Devono includere gli indizi della volontà delle parti di cooperare, come la promessa di cooperare e le varie modalità di attuazione di questa promessa: in particolare, un preambolo esplicito sui pro e i contro del contratto, un impegno a negoziare tutte le esigenze future di adattamento, una struttura ad hoc per le decisioni concertate o comuni, e un “giuramento di fede” per agire in fiducia e lealtà.

La qualifica di contratto di “cooperazione”

è stata applicata a un contratto basato sui termini di una premessa che prevedeva che le parti cooperassero per portare avanti un progetto comune senza, tuttavia, alcun obbligo di realizzarlo (CA Paris 15-2-2006: JCP G 2006.IV.1869).
I contratti di cooperazione nel senso qui utilizzato non devono essere confusi con i cosiddetti accordi di “cooperazione commerciale” tra fornitori e distributori, che sono soggetti a regole speciali molto severe (MCC n. 84500 e seguenti). Possono effettivamente includere servizi di cooperazione ai sensi di queste regole, ma il loro scopo non si identifica esclusivamente con essi.

Le regole applicabili

Il riconoscimento del contratto di cooperazione come sopra definito deve comportare l’assoggettamento di tali contratti a tre norme:

1. norme speciali in grado di tradurre in fatti lo specifico impegno alla cooperazione, quali:

    • estensione della libertà contrattuale tra soci paritari; obbligo di prestazione dei servizi inerenti l’impegno a collaborare;
    • valutazione rigorosa della due diligence;
    • diritto del mediatore di concludere il contratto in assenza di accordo tra le parti

Tali regole derivano dall’obbligo di eseguire i contratti in buona fede (C. civ. art. 1104 nuovo; ex art. 1134) e dall’impegno a cooperare comportando rafforzati requisiti di buona fede.

2. Regole dei contratti cui corrispondono i servizi scambiati tra le parti, in generale quelli di vendita e/o del contratto aziendale (di “servizi” dal 1° ottobre 2016, a tale data) e ai quali si sovrappone l’intenzione specifica di cooperazione;

Tuttavia, il titolo formalmente conferito risultante, ove applicabile, da espresso accordo deve essere rispettato dal giudice, salvo il caso di frode rispetto una norma di ordine pubblico.

3. Regole del diritto comune, fatta salva, se del caso, l’applicazione delle regole commerciali e/o quelle dei contratti internazionali.

Riforma dei titoli in Francia

LA CLAUSOLA DI RISERVA DI PROPRIETÀ MARGINALMENTE MODIFICATA DALL’ORDINANZA DI RIFORMA DEI TITOLI

ORD. 2021-1192 DEL 15-9-2021 : JO 16 TESTO N° 19

Un sub-acquirente di un bene che è tenuto a pagare il prezzo di vendita al venditore che si è riservato la proprietà del bene potrà sollevare le stesse eccezioni che poteva opporre al proprio venditore.

La clausola di riserva di proprietà consente al venditore di un bene di conservarne la proprietà fino al completo pagamento del prezzo. Se il bene viene rivenduto o smarrito dall’acquirente, il diritto del venditore riservatario si trasferisce, come ricordiamo, al credito dell’acquirente nei confronti del suo subacquirente (vale a dire sul prezzo di rivendita) o sull’indennità assicurativa surrogata al bene (C. civ. art. 2372, al. 1).

A partire dal 1° gennaio 2022, il subacquirente o l’assicuratore chiamato a pagare i fondi al venditore con riserva di proprietà potrà sollevare contro di esso le eccezioni inerenti al debito nonché le eccezioni derivanti dalla sua relazione con il proprio venditore (a sua volta primo sub-acquirente) (art. 2372, comma 2 nuovo).

Si prega di notare:

L’ordinanza ribalta così la giurisprudenza della Corte di Cassazione, che attualmente vieta al subacquirente, anche in buona fede, di sollevare contro il venditore con riserva di proprietà le eccezioni che potrebbe sollevare contro il proprio venditore (in particolare, Cass. com. 5-6-2007 n. 05-21.349 FS-PB: RJDA 11/07 n. 1132; Cass. com. 18-1-2011 n. 07-14.181 F-D: RJDA 10/20 n. 536, negando al subacquirente la facoltà di invocare la non conformità dell’immobile).

Si tratta, come sottolinea la relazione al Presidente della Repubblica, di un allineamento con il regime della cessione dei crediti (c. civ. art. 1324, comma 2) e della surroga (art. 1346-5, co. 3). La conoscenza del differimento del diritto del venditore riservante sul prezzo di rivendita o sull’indennizzo assicurativo avverrà non oltre la data in cui il venditore reclama tale somma dal sub-acquirente o dall’assicuratore.

I termini e le clausole specifiche del contratto di lavoro VRP

Lo status giuridico di VRP permette di andare oltre il quadro del contratto collettivo di lavoro.
Infatti, alcune clausole specifiche devono essere aggiunte al contratto di VRP

Il periodo di prova

Non può essere più lungo di 3 mesi.
In caso di risoluzione del contratto durante tale periodo, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere una commissione di rientro a campione, sulle commesse già effettuate presso il VRP ma non ancora inviate al datore di lavoro.
Anche il licenziamento è soggetto agli stessi diritti degli altri dipendenti.

L’orario di lavoro

Le regole legali delle 35 ore non si applicano allo status di VRP, tranne nel caso di accordi e clausole speciali.

Remunerazione

Il VRP può essere remunerato con salario fisso e/o commissioni, i cui importi e metodi di calcolo sono determinati liberamente dalle parti. Le commissioni devono essere pagate almeno ogni 3 mesi.

Il VRP ha diritto a un reddito minimo forfettario di almeno 520 volte lo SMIC (i.e. salario minimo) orario prevalente. Non c’è un minimo per il rappresentante multi-categoria.

Se il rappresentante è soggetto a un orario di lavoro fisso, e quindi controllabile, è soggetto allo SMIC. Se l’orario, al contrario, non è fisso, non sarà soggetto alle norme sull’orario di lavoro e quindi non potranno essere pagati gli straordinari.

Con riferimento alle ferie, le regole del diritto del lavoro si applicano ai VRP come ai dipendenti e, pertanto, questi ne avrà diritto.

I termini del rimborso delle spese professionali sono generalmente specificati nel contratto, sia su base forfettaria, sia incorporando il tasso di commissione, sia giustificando le spese effettive.

Area geografica di attività:

L’area geografica di attività deve essere specificata, così come la categoria di clienti.
Se c’è un’esclusiva, questa deve essere indicata: diversamente, il VRP potrà rappresentare un’altra azienda o un altro prodotto, escludendosi, in tal caso, la concorrenza sleale.

Dimissioni, licenziamento, violazione del contratto

In caso di dimissioni o licenziamento con un contratto a tempo indeterminato, il periodo di preavviso deve essere almeno uguale a quello stabilito dagli accordi o dagli usi.

Non può mai essere inferiore a un mese durante il primo anno del contratto, due mesi durante il secondo anno e tre mesi per gli anni a seguire.

In caso di violazione del contratto, si può specificare una clausola di non concorrenza futura, limitata nel tempo e nello spazio, con una compensazione finanziaria.

In generale, il VRP è libero nella propria organizzazione. Tuttavia, i termini e le condizioni possono essere specificati, come l’uso di articoli e campioni, fatturato e vendite minime, rapporti regolari, programmi di previsione, ecc.

L’esecuzione del contratto VRP è caratterizzata dall’applicazione della maggior parte dei benefici concessi in generale ai dipendenti, così come la legislazione sociale. Il VRP è assimilato alla categoria dei dipendenti e può quindi beneficiare delle disposizioni più favorevoli previste dai contratti collettivi. Questo comporta anche l’applicazione delle norme dettate in materia di diritto del lavoro, tranne che per determinate regole riguardanti l’orario di lavoro, difficili da controllare.

Lo status di VRP è uno status speciale, per il quale bisogna fare attenzione. In effetti, diverse clausole specifiche devono essere inserite in contratto che dovrà essere il più dettagliato possibile al fine di evitare qualsiasi controversia. Infatti, a causa della natura specifica di questa attività, il contratto VRP deve essere giuridicamente solido per proteggere al meglio gli interessi di entrambe le parti.

I requisiti per ottenere lo Status di VRP

Il VRP – voyageurs, représentants et placiers – si differenzia dai venditori salariati in generale per le condizioni stabilite dallo statuto e dal contratto di lavoro che lo lega all’impresa.Le condizioni per ottenere lo status di VRP:

  1. lavorare per uno o più datori di lavoro;
  2. Lavorare esclusivamente e costantemente come rappresentante commerciale;
  3. Non effettuare alcuna transazione commerciale per conto proprio.

Se queste condizioni legali non sono soddisfatte nella loro totalità, un accordo convenzionale può ancora essere raggiunto tra il datore di lavoro e il dipendente, a condizione che quest’ultimo abbia un vantaggio.

La Rappresentanza Commerciale

L’articolo L7311-3 del Codice del lavoro si limita a stabilire, ma senza dare una definizione reale dello status di VRP, l’attività di rappresentanza.
Per rappresentanza commerciale si intende la circolazione esterna all’azienda finalizzata alla ricerca di clienti, anche attraverso la negoziazione con questi ultimi.

Prospezione

La prospezione è generalmente definita come l’attività di ricerca metodica dei clienti. Quindi trovare una clientela è una condizione necessaria per ottenere la qualità di VRP. Inoltre, come accennato in precedenza, tale clientela deve essere ricercata personalmente per ottenere lo status di VRP.

Trasferte

La rappresentanza commerciale attraverso la prospezione del cliente si manifesta anche con il viaggio del VRP al di fuori dell’azienda. Questo è un altro principio, che implica lo spostamento fisico necessario volto a incontrare i clienti. Lo status di VRP genera anche una grande autonomia. Infatti, l’autonomia nella ricerca dei clienti è una delle conseguenze proprio del principio dello spostamento fisico verso i clienti.

Acquisizioni di ordini

Un’altra conseguenza della rappresentanza commerciale è l’acquisizione degli ordini. Questo è lo scopo della prospezione, che idealmente si conclude con un’acquisizione di un ordine o un più ordini di acquisto consecutivo. Prendere ordini è quindi diventato uno degli elementi costitutivi dell’attività di VRP. Una volta soddisfatte, queste condizioni, è possibile sia per il VRP che per il datore di lavoro di decidere insieme di stabilire un contratto di lavoro specifico per lo status di VRP.

VRP: Voyageurs, represéntants et placiers

La professione di VRP – voyageurs, représentants et placiers – è regolata da uno statuto specifico, che la distingue dagli agenti commerciali o dai venditori dipendenti.

Le ore di lavoro, i salari, le vacanze, le prestazioni di sicurezza sociale, tutte le norme che regolano lo status di VRP sono stabilite nel codice del lavoro francese.

Definizione di un VRP

In qualità di rappresentante di vendita stipendiato, il VRP fidelizza il cliente e mantiene la relazione con questo per conto di una o più aziende, nel caso del VRP “multi-cartes”. Da solo o in squadra, è generalmente un venditore sul campo, a contatto con i clienti per la maggior parte del tempo. Si occupa anche di marketing, merchandising, servizio post vendita – in base al proprio contratto.

La differenza con un agente di commercio

Un agente di commercio è indipendente. Lavora per conto proprio, e senza contratto di lavoro con l’azienda, può collaborare su mandato. A differenza del VRP, l’agente di commercio è pagato solo dalla commissione, guadagnata sulla vendita effettuata, per ogni vendita ricorrente.

Lo stato VRP è abbastanza ampio da coprire le professioni commerciali come ingegnere aziendale, vendite tecniche ETC. Inoltre, a differenza degli agenti di commercio che hanno la possibilità di assumere personale e di affiancarsi ai servizi di altri agenti di vendita, la qualità di VRP non consente a questi di assumere e pagare altri collaboratori.

Questo è il principio dell’esecuzione personale della ricerca del cliente da parte del VRP. Tale principio è quindi incompatibile con la delega a terzi di parte della propria attività.

I vantaggi dello status di VRP

Il VRP è un supporto essenziale per il manager dell’azienda. Dedicati alle vendite, la loro esperienza e il loro know-how permettono loro di attuare una strategia di vendita a lungo termine.

Essendo parte integrante dell’azienda, conoscono perfettamente il prodotto e la loro specificità nel campo significa che sono sempre pronti ad ascoltare il cliente. Le competenze hanno un costo, e il costo di un VRP non è trascurabile, dato che lui o lei generalmente ricevono un compenso se viene fatta una vendita o meno. Tuttavia, il VRP rimane subordinato al suo datore di lavoro, che
può fissare obiettivi e condizioni di lavoro.

I vantaggi dello status di VRP sono la sicurezza salariale – il reddito, i contributi pensionistici, l’assicurazione sanitaria e di disoccupazione sono coperti – e l’autonomia nell’organizzazione del lavoro.
Il venditore VRP esclusivo riceve un reddito professionale minimo garantito, a differenza del VRP multi-card.

Le crédit-bail o leasing

Il leasing è un contratto di locazione a tempo determinato in cui il locatore, acquista un bene da un fornitore e lo mette a disposizione di un’azienda o di un individuo, l’utilizzatore, in cambio del pagamento periodico di un affitto.

Il fornitore dei beni

È i proprietario del bene che consegna il bene al locatore.

Il locatore / società di leasing

  1. l’Istituto di credito che finanzia l’attività
  2. che Paga al fornitore del bene
  3. che diviene proprietario del bene per la durata del leasing

L’utilizzatore

  • È l’utente che affitta la proprietà del bene dal locatore
  • Paga l’affitto al locatore
  • ha diritto di utilizzare il bene
  • Provvede alla manutenzione del bene durante tutta la durata del contratto di leasing

L’oggetto

  • Beni per uso privato:
    Veicoli, elettrodomestici, beni immobili per uso residenziale etc
  • Beni professionali:
    Beni capitali e strumenti, immobili per uso professionale etc

Contratto di leasing con una promessa unilaterale di vendita

Garanzie contrattuali imposte all’utilizzatore dal locatore:

  • Mandato: il locatore dà mandato all’utilizzatore per la scelta e la ricezione del bene.
  • Clausola penale: in caso di mancato pagamento dei canoni, l’utilizzatore deve pagare i danni al
    locatore per compensare la perdita o il mancato guadagno.
  • Limitazione: rivendita dell’attrezzatura da parte del locatore. L’importo della vendita deve essere
    dedotto dalle somme dovute. Il leasing si ferma immediatamente a causa della scomparsa del
    bene.
  • Garanzia: deposito di una garanzia da parte dell’utilizzatore a garanzia del contratto di leasing.

Al termine del contratto, esistono tre possibilità per l’utilizzatore:

  1. Terminare il contratto, restituendo la proprietà del bene al locatore
  2. Rinnovare il contratto per un nuovo periodo a nuove condizioni
  3. Esercitare l’opzione di acquisto e diventare proprietario acquistando il bene al suo valore residuo come stabilito nel contratto (tenendo conto degli affitti già pagati dall’utilizzatore)

Informazioni per i consumatori nei contratti a distanza in Francia

Il Codice del Consumo francese modificato dalla legge “Hamon” del 2014 definisce i contratti a distanza come:

“qualsiasi contratto concluso tra un professionista e un consumatore, nel quadro di un sistema organizzato di
vendita o di prestazione di servizi a distanza, senza la presenza fisica simultanea del professionista e il
consumatore”.

In termini di informazione precontrattuale, i contratti a distanza sono soggetti alle stesse regole dei contratti
fuori sede.
Per tutti i contratti conclusi tra commercianti e consumatori in Francia, esiste un obbligo generale di
informazioni precontrattuali.

Dati relativi al contenuto del contratto

Devono essere fornite informazioni essenziali sull’oggetto del contratto, cioè lo scopo della vendita del bene
o della fornitura del servizio. Queste informazioni riguardano:

  • Le caratteristiche essenziali del bene o servizio, la sua descrizione precisa
  • L’esistenza e la presenza di garanzie e altre condizioni contrattuali
  • Il prezzo del bene o del servizio, specificando i costi di utilizzazione della tecnica di comunicazione a
    distanza
  • La data o il periodo entro il quale il professionista si impegna a consegnare il bene o ad eseguire il
    servizio.In assenza di una previsione, il bene o servizio dovranno essere consegnati o eseguiti entro
    30 giorni dalla conclusione del contratto.

]Il professionista deve fornire al consumatore tutte le informazioni relative alla sua identità, che gli permettono
di essere identificato, ossia:

  • Identità del professionista
  • Recapiti postali, telefonici ed elettronici
  • Le sue attività, se non sono evidenti dal contesto
  • La sua interoperabilità
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