Il diritto antitrust – Origini e significato

Significato di “diritto antitrust”

Il diritto antitrust ha il duplice scopo di garantire i diritti del cittadino-consumatore, e la libera concorrenza delle imprese.

  1. Esso muove dall’idea che il processo concorrenziale porti benefici ai consumatori, favorendo la diffusione di prodotti migliori a costi più contenuti e consentendo al tempo stesso un’efficiente allocazione delle risorse produttive.
  2. Il fine ultimo delle normative antitrust è quello di sostenere un’economia di mercato libera, in modo da garantire una forte concorrenza che conduca ad una distribuzione più efficiente di merci e servizi, a prezzi più bassi, ad una migliore qualità ed al massimo dell’innovazione.

Le origini del diritto antitrust sono anglo-americane.

Introdotte per la prima volta in Canada, con l’approvazione nel 1889 delle leggi contro gli accordi restrittivi della concorrenza, le origini del diritto antitrust vengono comunemente fatte risalire allo Sherman Antitrust Act, la prima legge antitrust, emanata dal Congresso degli Stati Uniti concretamente applicata nel 1911 contro l’impero petrolifero creato dal magnate John Davidson Rockefeller e contro l’American Tobacco Company.

La tradizione antitrust americana ha influenzato profondamente l’Europa.

Nel secondo dopoguerra furono varate legislazioni antimonopolistiche nei principali paesi industrializzati.

  • Un considerevole sviluppo si manifestò nell’Europa comunitaria grazie al pensiero dei padri fondatori delle Comunità europee, per i quali un ordinamento economico e sociale democratico si fondava su un sistema di mercato concorrenziale.
  • Fu così che nel Trattato di Roma del 1957 furono disciplinate le fattispecie delle intese restrittive e dell’abuso di posizione dominante (ex artt. 101 e seguenti del Trattato nella numerazione attuale post-Trattato di Lisbona) e, successivamente, con Regolamento n. 4064/89 del Consiglio del 21 dicembre 1989, le concentrazioni.
  • In Italia nel 1990 fu approvata la legge 10 ottobre 1990, n. 287, recante “Norme per la tutela della concorrenza e del mercato”.

La legge introduce due fondamentali forme di violazione:

  1. l’abuso di posizione dominante
  2. l’intesa restrittiva della concorrenza.

Il complesso normativo, detto anche Diritto antitrust o Diritto della concorrenza, esercita una tutela di carattere generale al bene primario della concorrenza inteso quale meccanismo concorrenziale, impedendo che le imprese, singolarmente o congiuntamente, pregiudichino la regolare competizione economica adottando condotte che integrano intese restrittive della concorrenza, abusi di posizione dominante e concentrazioni idonee a creare o rafforzare una posizione di monopolio.

In secondo luogo, per estensione, viene definito “antitrust” anche l’organo o autorità che vigila sull’osservanza e il rispetto di tali norme, che in Italia prende il nome di Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM).

Le norme Antitrust rappresentano quindi la risposta dei moderni ordinamenti giuridici all’eccesso di poteri di mercato e alle distorsioni ad esso arrecate da accordi fra produttori.

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