Archivio per mese: Novembre, 2020

Francia: Covid e locazioni commerciali

Il Locatore può ottenere, in un procedimento sommario, la condanna del Conduttore a pagare i canoni di locazione dovuti in relazione al secondo trimestre 2020, periodo durante il quale numerosi negozi erano chiusi o esercitavano un’attività particolarmente ridotta a causa dell’isolamento?

Si tratta di una domanda che è stata sottoposta al Giudice dei procedimenti sommari di Parigi (il “Giudice”), a cui quest’ultimo ha fornito una risposta negativa.

Il caso di specie: il proprietario di un locale, utilizzato come palestra, adiva il Giudice con lo scopo di ottenere il pagamento dei canoni di locazione relativi al secondo trimestre 2020.

Qui di seguito saranno brevemente illustrati i motivi del rigetto della domanda del Locatore da parte del Giudice.

Innanzitutto, Egli non ha accolto una serie di argomenti invocati dal Conduttore a sostegno di una sospensione o di una eliminazione della sua obbligazione di pagare i canoni di locazione.

Il Giudice ha infatti rilevato che, se l’ordinanza 2020-36 del 25 marzo 2020 relativa alla proroga dei termini scaduti durante il periodo di urgenza sanitaria e all’adattamento delle procedure durante tale periodo vieta l’esercizio da parte del creditore di un certo numero di misure di esecuzione forzata per recuperare i canoni di locazione scaduti tra il 12 marzo e il 23 giugno 2020, questo testo non ha l’effetto di sospendere il pagamento dei canoni dovuti dal Conduttore commerciale alle condizioni previste dal contratto.

Trattandosi di un’obbligazione di pagare delle somme di denaro, la forza maggiore e la teoria dei rischi non possono essere validamente invocate.

Tuttavia, è l’esigenza di buona fede nell’esecuzione dei contratti a rendere tale richiesta inammissibile all’interno di un procedimento sommario.

Il Giudice ha ricordato che i contratti devono essere eseguiti secondo buona fede, pertanto le parti sono tenute, in caso di circostanze eccezionali, a verificare se queste ultime rendano necessaria una modifica rispetto alle modalità di esecuzione delle loro rispettive prestazioni.

L’eccezione di inadempimento, invocata dal Conduttore, deve essere quindi valutata alla luce dell’obbligo per le parti di negoziare secondo buona fede le modalità di esecuzione del loro contratto in presenza di particolari circostanze.

Con riferimento al caso di specie, il Giudice ha valutato che il settore di attività del Conduttore è stato gravemente colpito a livello economico dall’isolamento deciso dai pubblici poteri e ha quindi stabilito che la richiesta di pagamento è seriamente discutibile e ha così rigettato la domanda presentata dal Locatore nel procedimento sommario.

Francia: Covid e contratti

La crisi sanitaria che sta attraversando tutto il Mondo modifica le condizioni di esecuzione dei contratti e pone la teoria dell’imprevisto (c.d. théorie de l’imprévision), disciplinata dall’articolo 1195 del Codice civile francese, al centro della scena.

Infatti, l’epidemia di Covid-19 ha messo a dura prova l’opinione di chi sosteneva, senza alcuna esitazione, la natura derogabile dell’articolo 1195. Essa fondava le proprie radici sull’affermazione esplicita, da parte dei redattori della relazione sulla riforma francese dei contratti, di tale natura; fu così che, in seguito, le clausole volte a escludere l’applicazione dell’articolo 1195 sono divenute sempre più frequenti.

Fin dalla sua apparizione, la pandemia di Covid-19 è stata percepita come un avvenimento in grado di mettere a rischio l’equilibrio originario dei contratti in corso di esecuzione. Pertanto, ben presto, ci si è interrogati sull’ostacolo che, una clausola diretta a eliminare l’attuazione dell’articolo 1195, avrebbe potuto costituire in merito alla possibilità di evitare un’esecuzione suscettibile di diventare eccessivamente onerosa.

Per questo motivo, riteniamo che, la soluzione sia riconoscere all’articolo 1195 del Codice civile francese, un carattere ragionevolmente imperativo. Ciò consiste nell’accettare che il presente articolo sia di ordine pubblico solo nella misura in cui esso concede un diritto alla rinegoziazione a favore del contraente esposto, al verificarsi dell’evento imprevisto, a dover assumere una esecuzione eccessivamente onerosa.

Inoltre, vi sono diverse circostanze che portano ad affermare la non derogabilità dell’articolo 1195:

  esso non contiene l’eventualità di una clausola contraria (criterio ontologico del carattere derogabile);

– in caso di esecuzione divenuta eccessivamente onerosa per una parte, esso permette a quest’ultima di accettare di assumersene il rischio (assumersi etimologicamente significa farsi carico, non semplicemente rinunciare a un diritto e quindi, implica una prestazione determinata o determinabile);

Infine, affermare che l’articolo 1195 ha natura derogabile, sarebbe contrario alle finalità stesse della riforma francese del diritto dei contratti, che lo ha inserito all’interno del Codice civile. La relazione presentata al Presidente della Repubblica sulla riforma sancisce chiaramente che l’obiettivo dell’introduzione di tale testo consiste nella lotta contro i maggiori squilibri contrattuali che sopravvengono in corso di esecuzione, conformemente all’obiettivo di giustizia contrattuale perseguito dall’ordinanza stessa. E’ infatti, in questo modo, che l’ordinanza tende ad instaurare un diritto dei contratti più giusto e in grado di proteggere e preservare gli interessi della parte più debole. Di conseguenza, permettere a questa parte di rinunciare a priori alla nuova facoltà offertagli dall’articolo 1195 vorrebbe dire rinunciare all’efficacia della protezione che gli è stata concessa.

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